«Ebbene sì, ho pagato 630 dollari per andare in Puglia a lavorare» Questo il commento di un autorevole collaboratore del Los Angeles Times, uno dei più famosi quotidiani degli Stati Uniti, sulle sue passate vacanze. Sono anni ormai che gruppi di volontari da tutto il mondo, giapponesi, australiani e persino ugandesi, innamorati del bel paese, pagano somme cospicue per essere ospitati in uno dei campi di lavoro dell'organizzazione Eutropia e aiutare a restaurare dei siti archeologici. Zaino in spalla, si prendono un bell'aereo per l'Italia e, armati di piccozza, cominciano a spalare e a spostare pietre. Chiaramente, non si tratta di puro masochismo, ma di vera passione e i partecipanti, in maggioranza scultori e artisti di ogni genere, sostengono di essersi sentiti maggiormente arricchiti in quei pochi faticosi giorni che in tutte le loro precedenti vacanze. Di fatto ci troviamo di fronte a uno dei primi storici flussi migratori di manodopera dagli Stati Uniti all'Italia. Il primo di questi campi è stato aperto nel 1995 ad Altamura, vicino a Matera, e da allora le presenze nel campo sono aumentate di anno in anno in maniera impressionante. Il luogo prescelto per l'impresa era una vecchia masseria, un tempo abitata da frati cappuccini, e successivamente abbandonata e lasciata andare in rovina. Estate dopo estate, grazie al lavoro dei turisti stranieri, il casale è rinato e l'esempio di Eutropia è stato seguito da numerose altre associazioni. Oggi persino delle famose università americane danno la possibilità ai loro restauratori di fare pratica nella provincia di Matera, il tutto grazie all'interazione con un programma europeo, l'Evs, studiato per fornire dei sistemi educativi alternativi a quelli tradizionali. I gruppi, infatti, sono composti per lo più da ragazzi sotto i trent'anni. Non è infrequente tuttavia trovare nei campi ultra-sessantenni impegnati a spostare qualche grosso blocco di tufo. «Abbiamo realizzato il sogno» si legge sul sito dell'organizzazione Sinergie «di trasformare la Murgia in un punto di incontro per i cittadini di tutto il mondo e far conoscere così la sua bellezza». La durata standard della "vacanza" è di dodici giorni durante i quali i visitatori vengono alloggiati in una casa nei paraggi del sito. Il primo giorno vengono formati dei gruppetti di lavoro, in base alle competenze e all'età, e vengono affidati loro dei compiti. Il secondo giorno comincia l'attività vera e propria che, garantisce chi ha provato, non è per niente leggera. «Chiaramente» spiega il direttore del progetto Antonio Creanza «se a qualcuno non piace il compito assegnato può decidere di fare altro o addirittura non fare niente, non costringiamo nessuno». Nelle due settimane successive il lavoro va avanti tranquillamente con delle dovute pause e alcune gite culturali. L'ultimo giorno, infine, tutti i partecipanti danno una piccola festa. «L'ultima sessione di lavoro a Eutropia - garantisce il corrispondente del Los Angeles Times - ci ha lasciato la sensazione di aver prodotto qualcosa di veramente utile. Abbiamo allungato il muro davanti all'ingresso del casale di più di dieci metri, pulito il cortile antistante e rifatto la copertura di una vecchia cisterna. È stato qualcosa di più di una semplice vacanza».