Nuova sede per la Casa della fotografia. Bassetto: avanti con la stessa forza. «Stupore e rammarico» nell'apprendere che la Fondazione di Venezia ha deciso di vendere la Casa dei Tre Oci all'istituzione indipendente di studi sociali californiana Berggruen Insitute. La società concorrente Project Giudecca 2 che si era fatta avanti per acquistare l'iconico edificio per conto di una nuova Fondazione culturale francese riconducibile al magnate Stephane Courbit, esce allo scoperto e adombra il ricorso alle vie legali: «La nostra società aveva già sottoscritto con la Fondazione di Venezia un accordo che impegnava le parti alla cessione del medesimo bene. Non comprendiamo la decisione di sconfessare un impegno assunto e trattare con un altro contraente. Sul punto, ci riserviamo ogni valutazione», scrivono gli immobiliaristi che hanno sede nel prestigioso e restauratissimo palazzo di via Manzoni 38 a Milano. Il rappresentante legale veneziano della società mette in chiaro le possibili conseguenze: «Si stanno valutando cause e non si escludono richieste di risarcimento del danno». «Siamo totalmente tranquilli risponde il presidente di Fondazione Michele Bugliesi Faremo le nostre valutazioni su questo comunicato». L'immobiliare che trattava per conto di Courbit parla di un'offerta presentata e accettata. E di un progetto culturale con piena fruizione della cittadinanza: «Spazio espositivo, museale, culturale, avendo dato precise garanzie sul mantenimento della piena fruibilità ed accessibilità pubblica dell'immobile, in particolare per i veneziani». Courbit è il capo del colosso televisivo Banijay (Masterchef, la Caserma), di Betclic, è ai vertici di Carrefour, Vivendi, De Agostini, proprietario di una piccola catena francese di alberghi di lusso in Provenza e Costa Azzurra, amico dell'ex presidente Nicolas Sarkozy. Il progetto che ha convinto la Fondazione di Venezia è stato invece quello di Nicolas Berggruen, figlio del collezionista d'arte Heinz, che era amico di Picasso e di Frieda Khalo e la cui pinacoteca è il nucleo del celebrato Berggruen Museum di Berlino; Nicolas siede nei consigli di amministrazione di Tate Gallery, Paul Getty, Moma di New York, Museo di Los Angeles ed è presidente dell'Istituto che si occupa di ricerche sociali e politiche a livello globale che ha messo insieme un pensatoio che è una sorta di Davos indipendente e che, dopo le sedi di Los Angeles e Pechino, ha deciso si aprirne una terza in Europa, nella Casa dei tre Oci a Venezia: il progetto dice che ospiterà mostre d'arte realizzate con collaborazioni internazionali, oltre a simposi. Intanto, la Casa della Fotografia realizzata alla Giudecca sta già cercando una nuova sede a Venezia. «Stiamo seriamente lavorando per trovare un edificio in centro storico, vagliando già varie ipotesi», racconta Emanuela Bassetti, presidente della società Civita Tre Venezie che ha costruito la vocazione alla fotografia dei Tre Oci e consigliere generale di Fondazione. «Il progetto di Casa della Fotografia continuerà con la stessa forza: non si disperde il know how acquisito», promette. Una locazione, un comodato d'uso, una partnership: ci sono più opzioni. «Speriamo di poter dare maggiori dettagli l'11 marzo in occasione dell'inaugurazione della mostra di Mario De Biasi. Il mio sogno sarebbe che all'inaugurazione ci fosse anche Nicolas Berggruen per raccontare il disegno che ha per i Tre Oci».