Non avevano nessuna documentazione, nessun certificato di proprietà eppure erano stati messi in vendita in una nota casa d'aste torinese e inseriti nel catalogo online. Cinque preziosi quadri settecenteschi dipinti da Francesco Antoniani, rubati durante un clamoroso furto nel castello di Moretta, sono stati recuperati dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale. Le tele erano state trafugate nel 1988 e all'epoca erano state valutate 160 milioni di lire, ma dopo 23 anni il loro valore è crollato a causa dei danneggiamenti subiti. Ieri i quadri sono stati restituiti, ma prima di tornare nelle stanze del maniero avranno bisogno di un restauro. Le indagini erano iniziate subito il furto, durante il quale una banda di ladri era riuscita a dare l'«assalto» al castello superando l'antico fossato di protezione e le grate di protezione. Indisturbati, avevano disattivato l'impianto di allarme e razziato mobili e preziosi. Fra i pezzi pregiati anche 4 dipinti e un soprapporta commissionati all'artista lombardo Francesco Antoniani. Raffiguravano cinque episodi della vita di Mosè e dal giorno dopo il colpo, nessuno ne seppe più nulla, ma nel 2019 gli investigatori, coordinati dal tenente colonnello Silvio Mele, sono riusciti a individuarli nel catalogo di una vendita all'incanto in programma a maggio. Il confronto con le immagini nella banca dell'Arma non lasciava spazio a dubbi, nonostante la «falsa identità» con la quale erano stati pubblicizzati. A metterli in vendita era stato un 63enne torinese che li aveva appena ereditati dal padre, morto pochi mesi prima. «Era un collezionista, i quadri erano la sua grande passione ha riferito ai carabinieri, senza opporsi al sequestro Ma non so dove e come se li possa essere procurati». Nessun provvedimento è stato adottato nei confronti dell'uomo e neppure dei responsabili della galleria (che non avevano minimamente verificato la provenienza delle opere) e adesso i quadri potranno tornare a casa. I danni subiti, però, sono notevoli, in alcuni casi si è verificata una perdita di colore e il loro valore si è ridotto a circa seimila euro ciascuno, almeno secondo la valutazione della casa d'aste. «La banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti è il più grande database di opere d'arte rubate al mondo ricordano i carabinieri E può condurre, anche a distanza di molto tempo, alla ricomposizione di importanti collezioni».