Musica pop o neomelodica con «contorno» di capolavoro del Caravaggio. Prima del video girato da Andrea Sannino nel museo di Capodimonte c'è stato un precedente passato totalmente inosservato e accaduto alcuni mesi fa (14 per la precisione) davanti all'opera forse più famosa di Michelangelo Merisi: «Sette opere di misericordia». La sera del 13 dicembre 2019 al Pio Monte furono di scena GnutSollo , una «full band» che si esibì, come recitava allora la locandina, in «L'orso 'nnammurato». Non sappiamo quale fu l'afflusso di pubblico, né il contenuto canoro e musicale dello spettacolo. Sappiamo però che vennero usati strumenti, microfoni e che l'opera di Caravaggio era a pochi metri di distanza. Sicuramente non ci fu la diffusione mediatica dell'evento e tutto passò inosservato. Capodimonte è un museo pubblico, il Pio monte della Misericordia un sito privato. Ma al di là di questo la domanda di base resta sempre la stessa: «Sarebbe opportuno spiega Antonio Pariante del Comitato Portosalvo conoscere i criteri e la procedura delle concessioni che giustificano le due esperienze per fare finalmente chiarezza sui metodi, sulla convenienza, e sulla opportunità di queste singolari performance artistiche e culturali». Nessun intento polemico, ovviamente, ma soltanto una richiesta di chiarezza sui metodi da seguire. E Libero De Cunzo, figlio del sovrintendente Mario De Cunzo, che durante la sua esperienza portò Napoli ad ottenere il riconoscimento Unesco nel 1995, spiega: «Il punto è se si può concedere il ponte Vecchio a Ferrari e Fiat. Oppure se si possono fare feste, convegni e banchetti nei musei o nelle sedi storiche. Insomma se si può fare marketing o cassa sfruttando un capolavoro». Sulla vicenda del video di Sannino a Capodimonte portata alla ribalta dal Corriere del Mezzogiorno sono intervenuti molti intellettuali. Come Ernesto Galli della Loggia. «È patetico ha detto mi chiameranno snob? Pazienza. Lo snobismo in certi casi resta l'unica difesa». Lo storico ed editorialista del Corriere della Sera ha aggiunto la sua voce a quella di Tomaso Montanari, Nicola Spinosa e Mimmo Paladino, che hanno giudicato severamente l'esibizione del cantante tra i capolavori di Caravaggio e Tiziano. «Lo chiarisce il Codice dei Beni culturali: i beni non si possono usare per fini incompatibili con il loro carattere storico artistico» ha dichiarato Montanari al Corriere del Mezzogiorno . Dello stesso parere, appunto, Galli della Loggia: «È un'insulsaggine, per la precisione. Non perché il cantante sia stonato, anzi. Ma perché c'è un'abissale differenza con il contesto. Appare chiaro che tra la canzone e il museo non c'è alcuna connessione».