Avrà certamente avuto i suoi riferimenti di legge, la giudice Pierina Biancofiore, presidente della IV sezione del Tar Campania, nel bloccare con ordinanza urgente la cancellazione voluta dal Comune del gigantesco murale celebrativo del baby rapinatore Ugo Russo, che fa mostra di sé in Piazza Parrocchiella ai Quartieri Spagnoli. «Pregiudizio grave e irreparabile» sarebbe la sua soppressione senza che intervenga un giudizio di merito sull'opera, si legge sul documento. Si è anche letto di un San Gennaro sacrificato a far da comprimario nella sua antica edicola votiva in piazzetta Riario Sforza per dare spazio al più vistoso ritratto di un altro baby rapinatore, Luigi Caiaf a. Mentre sul fronte opposto, nella Basilica di San Gennaro extra moenia alla Sanità, si teneva un convegno di quelli in video conferenza consentiti oggi per sostenere l'immissione nel Patrimonio Immateriale dell'Umanità del culto del nostro Patrono. È questa la realtà culturale nella quale s'è inserito l'episodio del videoclip girato nel Museo di Capodimonte, dinanzi a «La Flagellazione di Cristo» del Caravaggio, per il lancio della canzone «Voglia» del cantautore neomelodico Andrea Sannino. A chiarire volti e risvolti della sottocategoria indicata e dell'episodio stesso, ha provveduto l'esperto del «Mattino», che nel plaudire alla scelta ha dato fondo alla sua cultura col ricordare che Caravaggio era «un puttaniere». Incappando con tale trash anche nell'errore di dare per riflesso alle canzoni neomelodiche l'etichetta di patrimonio musicale delle prostitute. A quel genere oggi corrente è invece riconosciuta una sua dignità, o almeno gliel'ha attribuita l'attuale presidente della Camera Roberto Fico con la sua tesi di laurea, «Identità sociale e linguistica della musica neomelodica napoletana» a suo tempo discussa presso l'Università di Trieste. Questa è la cultura del nostro tempo e se Sannino è stato accolto a Capodimonte, Renzo Arbore lo fu nel 2018 a Palazzo Reale, che nella Sala Dorica ospitò una mostra formata da dischi, foto, video etc, e da tutte le sue cianfrusaglie inutili messe in ordine come pezzi rari d'arte, così da formare, detto nell'immancabile inglese, «Neapolitan Memories and songs by Renzo Arbore and his tv shows and absolute inutilities ». Tra queste «inutilities », le variopinte camice, luccicanti gilè, cravatte, foulards, scarpe e calzini. Ma cotanta meraviglia non fu arricchimento soltanto occasionale dell'offerta dei nostri musei, perché pochi mesi prima, nel dicembre del 2017, all'Archeologico, in tre sale espositive accanto a quella del Toro Farnese, era stata inaugurata una mostra sulla storia del Calcio Napoli, con cimeli, maglie, gadget, foto di giocatori presenti e passati etc. A Maradona aveva pensato in precedenza il Teatro San Carlo, che lo portò di persona a palleggiare sul suo palcoscenico in compagnia del comico Siani e del rapper Clemente Maccaro, in arte Clementino, reso famoso dalla sua ritmata composizione dal titolo «Napolimanicomio». Del resto, il Teatro che fu di Gigli, di Del Monaco, della Tebaldi ha accolto in ossequio a una politica culturale innovativa, concerti di musica leggera d'ogni tendenza e alla sua ribalta sono apparsi da Massimo Ranieri a Franco Battiato, Lina Sastri, Luciano Ligabue, Eduardo Bennato, Pietra Montecorvino, il gruppo della «Taranta Festival», Gino Paoli, Ivano Fossati, Roberto Vecchioni, Eduardo De Crescenzo, Eugenio Bennato, Noa ed altri minori, tra cui Antonella Morea e Gianni Lamagna, distintosi per un concerto dedicato «Agli 80 anni di Liliana de Curtis», la figlia di Totò. Ora, se Cicerone esclamava «O tempora o mores!» prendendosela con Catilina, a chi dovremmo rivolgere noi oggi quell'immortale lamento? A Sylvain Bellenger o piuttosto a noi stessi?