Il sito archeologico di Monte San Martino ai Campi, situato sopra la piana dell'Alto Garda, e poco distante quello del Doss Penede a Nago. Gli scavi, proprio nel centro di Riva del Garda, attraverso cui sono stati riportati alla luce i resti di un vasto complesso termale pubblico di età romana. Ancora, l'insediamento fortificato di Monte San Martino nel Lomaso e il progetto di respiro europeo «VirtualArch Visualize to valorize», oltre alla villa romana di via Rosmini a Trento. Sono questi i principali siti analizzati da «AdA Archeologia delle Alpi 2020», l'annuario dedicato alle ricerche archeologiche nel territorio trentino che riporta gli studi e le indagini più recenti condotti dall'Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia di Trento. Curato da Franco Nicolis e Roberta Oberosler della stessa Soprintendenza, nello stile delle scorse edizioni l'annuario si caratterizza per un approccio interdisciplinare ai diversi temi. Diviso in due sezioni, nella prima dà spazio a contributi e approfondimenti, mentre la seconda è costituita da un notiziario che riporta l'esito delle attività di tutela archeologica condotte sul territorio. Nel volume, l'area dell'Alto Garda si conferma quale punto nodale della ricerca, sottolineando che dai primi studi di Gianni Ciurletti a oggi, il sito di Monte San Martino ai Campi non ha smesso di restituire dati importanti per ricostruire la storia più antica del territorio. Ricerche sistematiche che continuano tuttora in tale zona hanno permesso di indagare un luogo di culto frequentato dalla seconda età del ferro all'epoca romana. Come scrivono Nicoletta Pisu ed Elisa Possenti «nel corso del IV secolo d.C sul versante meridionale fu poi costruito un villaggio ( ) circa duecento anni dopo un incendio distrusse la gran parte dell'abitato, che però continuò a vivere, anche attraverso la devozione cristiana». Di notevole interesse i contenitori da unguento emersi durante gli scavi effettuati nel corso del 2005 e del 2006 nell'area delle terme di Riva del Garda, di cui si occupa Roberta Oberosler: «Una serie di contenitori ceramici, probabilmente destinati alla commercializzazione di oli profumati, rinvenuti nel sito e concentrati nei canali di scolo della struttura», scrive. Il volume si sofferma poi sul «Doss Penede Project», scaturito dalla collaborazione tra Soprintendenza, Università di Trento e Comune di Nago-Torbole, per proseguire gli studi attorno all'insediamento retico-romano di Doss Penede. Oltre allo scavo stratigrafico, il progetto prevede anche la restituzione alla fruizione pubblica delle strutture messe in luce. L'approfondimento di Frank Salvadori riguarda, invece, l'insediamento fortificato di Monte San Martino nel Lomaso, ed esamina gli oltre 18mila frammenti di resti animali ritrovati nel sito e riconducibili a quattro classi zoologiche: mammiferi, pesci, uccelli e anfibi. «Per lo più datati a periodi compresi fra la metà del V e la seconda metà dell'VIII secolo, testimoniano le modalità di sfruttamento della risorsa animale e di approvvigionamento di chi presidiava la fortezza», afferma lo studioso. Di respiro europeo, il progetto «VirtualArch Visualize to valorize» ha posto la tecnologia al servizio della tutela e della valorizzazione permettendo di conoscere e di fruire del patrimonio archeologico nascosto nell'Europa centrale. «Attraverso la partnership di dieci soggetti diversi, distribuiti in otto Paesi dell'Europa centrale, sono stati sviluppati altrettanti progetti pilota, ciascuno dei quali basato su un contesto archeologico significativo della realtà locale», spiegano Francesca Leoni e Nicoletta Pisu. La Soprintendenza ha partecipato a «VirtualArch» con iniziative dedicate alle miniere medievali del Monte Calisio. Nel notiziario, tra i vari articoli, si dà inoltre spazio alle indagini archeologiche condotte a Riva del Garda in via Brione e in località Sant'Alessandro e a Trento, presso la villa romana di via Rosmini, dove sono in corso i lavori per restituire il sito alla fruizione da parte del pubblico.