Le oltre duemila opere di Marino Marini restano a Pistoia e non potranno essere trasferite a Firenze, dove l'omonima Fondazione vuole ricongiungerle a quelle del museo di San Pancrazio. Così ha deciso il Tar Toscana, respingendo il ricorso della Fondazione Marini teso all'annullamento del vincolo di pertinenza posto dalla Soprintendenza perché le opere rimanessero nella città natale dell'artista. Non è valido, invece, il decreto che a marzo 2020 ha dichiarato l'archivio documentale della Fondazione d'interesse storico e artistico: il collegio presieduto da Manfredo Atzeni ha accolto i rilievi sollevati dalla Fondazione. La Soprintendenza archivistica della Toscana dovrà quindi ripetere l'iter, «nel rispetto del termine assegnato al contraddittorio con il privato» che non sarebbe stato assicurato nel periodo del Covid. Si tratta di materiale prezioso, che regola il meccanismo delle autentiche e permette di stabilire quali opere appartengono realmente allo scultore e distinguerle dai falsi. Senza il vincolo può essere spostato ovunque. Per i giudici è «infondato» il ricorso della Fondazione «sul vincolo pertinenziale» per trasferire le opere di palazzo del Tau a Firenze. «La ratio della norma pubblicistica sui beni culturali scrive il giudice Luigi Viola non è quella di incentivare lo smontaggio delle opere d'arte per incrementare il commercio di singoli pezzi, ma mantenere l'integrità materiale e funzionale e la loro ubicazione originaria». Il Tar sottolinea «la forte volontà» della moglie dell'artista «di sviluppare in parallelo le due iniziative (Firenze e Pistoia, ndr ) assicurando un ruolo di supervisione e controllo alla struttura pistoiese». «Una vittoria che ripristina la verità, adesso il Comune agisca per la riapertura del museo», commenta la consigliera regionale del Pd Federica Fratoni. Esulta anche il sindaco di Pistoia, Alessandro Tomasi che conferma la volontà di «mettere i soldi per la guardiania, prendere la direzione artistica del polo e realizzare interventi migliorativi» sul palazzo del Tau.