Se leggete di un itinerario d'arte intitolato Capolavori ritrovati in terra di Siena, immaginerete di vedere belle opere in posti bellissimi, e avreste ragione. Se invece pensate che tutto è placido e tranquillo, state in guardia, con le cose d'arte non si può mai dire, sotto la cenere possono sempre covare qualcosa di scottante. L'iniziativa vede la firma della Fondazione musei senesi e, da domani al 9 gennaio, espone in undici musei della provincia (l'elenco in www. museisenesi.org, tel. 0577530164) singoli dipinti o sculture per lo più dal Medioevo e dal Rinascimento provenienti da quelle zone e poi finiti all'estero o in collezioni private o in altre città. In questo quadro il Diocesano di Pienza mostra un trittico duccesco di Ugolino di Nerio. È un fondo oro, appartiene alla raccolta Contini Bonacossi donata allo Stato nel 1969 e conservata agli Uffizi e su questo dipinto Bruno Santi, ex soprintendente ai beni artistici di Siena e ora per le province di Firenze, Pistoia e Prato, lancia un appello di quelli che, se ascoltati, potrebbero smembrare atrocemente i musei di mezzo mondo. Nel saggio in catalogo Santi suggerisce infatti che il trittico potrebbe tornare se non nel luogo d'origine, la pieve di San Pietro in Villore a San Giovanni d'Asso, almeno nel Museo di Pienza, nel «suo» territorio, poiché il dipinto è sì agli Uffizi, ma in sale «difese da una robusta cancellata, attualmente precluse al pubblico». La replica a voce del soprintendente del Polo museale fiorentino Antonio Paolucci non ammette cedimenti: «Intanto la collezione Contini Bonacossi è visitabile (su prenotazione chiamando lo 055 2388651 ndr), ma chiarisco che il dipinto tornerà qui. È una china pericolosissima, non possiamo aprire nessuna concessione altrimenti si spogliano i musei. Una convenzione firmata da tutti i musei del mondo dice che non si può più mandare indietro il corso della storia e anche io la penso così. Quanto alle opere della Contini Bonacossi, rientreranno appieno nel percorso dei Grandi Uffizi». L'itinerario in terra senese fa riaffiorare anche una vicenda emblematica sulle cose di questo mondo: sempre a Pienza, dal Rijksmuseum di Amsterdam arriva un'Annunciazione in legno scolpita intorno al 1423 da Francesco di Valdambrino. Com'è finita all'estero? Semplice: fu venduta a New York nel 1927 dal mercante fiorentino Elia Volpi. L'allora soprintendente di Siena Pèleo Bacci s'era opposto all'esportazione, ma Volpi lo travalicò, ebbe il via libera dallo Stato in cambio di un più banale mobile cinquecentesco e il senso civico del soprintendente fu sepolto da poteri più forti. Ma questa è una storia vecchia, irripetibile naturalmente
L'arte che torna per un po' a casa, nella terra di Siena
Un itinerario d'arte intitolato "Capolavori ritrovati in terra di Siena" è stato organizzato dalla Fondazione musei senesi. L'itinerario esporrà in undici musei della provincia di Siena, tra cui il Diocesano di Pienza, che mostra un trittico duccesco di Ugolino di Nerio. Il dipinto è stato donato allo Stato nel 1969 e conservato agli Uffizi. Il soprintendente ai beni artistici di Siena, Bruno Santi, ha lanciato un appello per riportare il dipinto al suo luogo d'origine, la pieve di San Pietro in Villore a San Giovanni d'Asso.
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