Si sono costituiti un anno fa come «baluardo» a difesa della cultura, perché nessuno più delle città d'arte ha subito immediatamente e drasticamente il contraccolpo della pandemia con la fuga del turismo. Ora, un anno e un governo dopo, i dodici assessori alla cultura delle dodici «capitali» italiane del settore, capitanati dal fiorentino Tommaso Sacchi, si sono ritrovati per chiedere al neonato governo Draghi di cambiare metodi e regole per i «luoghi di cultura». Gli assessori chiedono un protocollo unico e a lungo termine per tutto il comparto, dai teatri ai musei, dai luoghi di spettacolo alle sedi espositive, che prenda il posto dell'alternanza aperti-chiusi, del susseguirsi di decreti che non dà la possibilità di programmare il futuro. E chiedono anche un tavolo ad hoc su questi temi col governo e un fondo speciale per le città d'arte, cavallo di battaglia di Palazzo Vecchio da tempo. Sollecitano poi il Comitato tecnico scientifico a prendere in considerazione il fatto che i luoghi della cultura «hanno dimostrato di essere sicuri e di non rappresentare un incentivo al contagio». Ribadiscono il desiderio di aprire al più presto possibile, «anche nell'incertezza del lungo termine», specifica Sacchi, come fatto in precedenza per i musei. Per questi ultimi vorrebbero la possibilità di aprire anche nei weekend. A farsi promotori di questa esigenza di cambio di rotta sono i rappresentanti delle amministrazioni di tutti i colori politici: di Roma, Milano, Torino, Bari, Venezia, Firenze, Ancona, Bologna, Cagliari, Napoli, Genova e Palermo. «Vogliamo un piano a medio-lungo termine» spiega Sacchi. «Preferisco sapere che si aprirà tra diverse settimane con paletti rigidi e regole chiare piuttosto che saperlo in corsa e dover agire sempre in uno stato di urgenza. Tutto questo ovviamente al netto di situazioni emergenziali particolarmente gravi che speriamo davvero non si ripetano». È un atto dal valore non solo economico e culturale ma anche sociale e simbolico: «Quando si è trattato di riaprire i musei civici lo abbiamo fatto immediatamente, al primo minuto del primo tempo prosegue Sacchi La riapertura, anche se a volte può risultare anti-economica con questi numeri, è un segnale di ritorno alla vita e rappresenta un contrasto fondamentale a ignoranza e insensibilità. Una città come la nostra non può riattivare i musei per ultimi. Inoltre con un piano di medio e lungo termine ed evitando l'effetto "singhiozzo" possiamo pianificare costi e ricavi, seppur limitatissimi, con minori sorprese. Mi auguro che al più presto il Cts e quindi il Governo si esprimano per la apertura durante i weekend, sarebbe un segnale importante ulteriore di ritorno alla vita». Per un anno «abbiamo lavorato fianco a fianco» per cercare di arginare l'emorragia di questo comparto economico che riguarda 580.000 lavoratori in tutta Italia. «Siamo contenti che il presidente Mario Draghi abbia parlato di temi che riguardano molto il nostro percorso conclude Sacchi Ha citato i luoghi della cultura e dello spettacolo, i musei, i cinema, i teatri, e ha detto che la cultura rappresenta un bene da tutelare e imprescindibile. Noi siamo a disposizione per una collaborazione che parta dai territori e dalle nostre città».