Nell'elenco 2021 dei dodici siti architettonici più a rischio del nostro continente, Europa Nostra - la principale associazione europea impegnata nella tutela del patrimonio culturale - ha annoverato anche Ca' Zenobio. I dodici siti sono stati selezionati da un panel di esperti e si ridurranno a 7 in marzo: questi ultimi potranno ottenere fondi per il restauro dalla Banca Europea degli Investimenti. Ca' Zenobio a Dorsoduro è un esempio di architettura tardo barocca veneziana progettata negli ultimi anni del Seicento da Antonio Gasparri per i Zenobio, una facoltosa famiglia d' origine greca. Il piano nobile ha interni decorati con affreschi e stucchi opera di rinomati artisti tra cui spicca la Sala degli Specchi, un'originale sala da ballo. In fondo all'ampio giardino che fronteggia il palazzo sorge una loggia neoclassica, opera dell'architetto veneziano Tomaso Temanza, compagno di studi di Giovan Battista Piranesi sotto l'architetto Scalfarotto. Dal 1850 sino al 1997, Ca' Zenobio è stato sede del Collegio Armeno sotto la custodia dei monaci mechitaristi. Il collegio ospitava giovani armeni e non solo per studi ed era un tipico esempio di comunità straniera presente sul territorio. Poi, come simili istituzioni, ha dovuto chiudere e, da allora, il palazzo ha perso la sua funzione ed è stato esposto al degrado. Per cercare di sottrarlo al consueto destino dei palazzi veneziani (quello di diventare hotel 5 stelle) il Centro Studi e Documentazione della Cultura Armena (CSDCA) ha promosso l'inserimento del Palazzo nel programma di Europa Nostra «7 Most Endangered 2021» con il fine di rinnovarne il ruolo di centro di promozione sociale rivolto a un pubblico internazionale. I membri del panel che ha selezionato il palazzo, unitamente al presidente di Europa Nostra, Hermann Parzinger, hanno dichiarato che «la mancata realizzazione di adeguati lavori di manutenzione non mette a rischio solo le prerogative artistiche e architettoniche di Ca' Zenobio: vi è anche il rischio di perdere in modo irreversibile il significato culturale di una storia di dialogo e di integrazione tra persone provenienti da mondi culturali diversi, e la funzione del palazzo come ponte tra la cultura mediorientale e l'Europa». La ripartenza di Venezia post-Covid andrebbe pensata (adesso) per affiancare a un turismo sostenibile la valorizzazione del ruolo culturale della città come ponte vivo tra le culture, un ruolo in cui è svilita tra disinteresse, piccoli e grandi obiettivi speculativi. Il salvataggio della città non può essere solo quello strutturale, offerto finalmente dal Mose, e il suo ruolo nel mondo non può essere quello di cartolina (ora di selfie) da spedire a casa dall'altra parte dell'Oceano. Bensì quello di essere capitale di una globalità diversa, non solo finanziaria.