Dall'alto di Castel Sant'Elmo, Achille Bonito Oliva, presidente e curatore scientifico della XII edizione della Biennale dei giovani artisti dell'Europa e del Mediterraneo, si gode il successo. Pungente, sarcastico, il critico d'arte dalla voce suadente, salernitano d'origine, ama Napoli ma vive e si muove in un ambiente fluido, particolare, internazionale, che non è Napoli, una città dove spesso gli uomini non sanno cosa sia la frontalità e non hanno la capacità di dialogare, come "una macchina che non ha i pezzi complementari". Nel 1979 in una nostra intervista Bonito Oliva definiva Napoli "la capitale dell'Africa del Nord". Cosa è cambiato da allora? «Napoli oggi è una delle capitali morali, a livello europeo. Napoli è cambiata per quanto riguarda la cultura e il sistema dell'arte dai soggetti - protagonisti, artisti, collezionisti, critici e via dicendo - ai media, ai musei. Si è cominciato con la collaborazione ai tempi di Causa e di Amelio, a Capodimonte, per passare a Spinosa e a altri galleristi, fino ad arrivare agli anni '90, alle mostre in piazza, a Bassolino sindaco, quando la cultura e l'arte hanno avuto la possibilità di sviluppare una comunicazione con le nuove generazioni, e ,ancora, ai musei obbligatori, nelle metropolitane dove sono esposte opere di Cucchi, De Maria. Oggi, cultura e arte si estendono a tutta la Regione fino ad arrivare alla Certosa di Padula dove esiste una sorta di collaborazione con la Soprintendenza di Salerno. Alla fine attualmente a Napoli ci troviamo con tre strutture di arte contemporanea con assetto museografico: Sant'Elmo, che ospita la Biennale, Pan e Madre - che a dicembre ospiterà una collezione di opere in comodato - che prevedono mostre in collaborazione tra Comune, Provincia e Regione». Pan e Madre sono strutture "alternative" e, quindi, in che modo vanno organizzate? «Pan e Madre sono nate da poco e, perciò ritengo che possono essere considerate istituzionali e nello stesso tempo alternative: il Palazzo della Arti è un progetto promosso e realizzato dal Comune, mentre il Museo di Arte contemporanea di Donnaregina è una Fondazione, che dipende dalla Regione, di cui sono vicepresidente e componente, insieme a Todoli e Fuchs, del comitato scientifico. Il nostro è un ruolo internazionale che permette di collaborare e di essere presenti nel museo che funziona grazie anche al tandem Cicelyn-Codognato. Il Pan, Centro per le Arti contemporanee di Palazzo Roccella, sotto la direzione artistica di Lòrànd Hegyi, già direttore del museo di Saint Etienne, documenta il lavoro di artisti europei». Come si possono pareggiare i conti tra qualità dei progetti e quantità (di risorse, di pubblico e...)? «Debbono essere pareggiati sul piano culturale. Arte è un prodotto della mente e quindi non solo deve attirare il pubblico, ma anche formare il gusto e la coscienza sociale del pubblico stesso. Bisogna cercare nuovi sponsor e l'intreccio tra pubblico e privato: la cultura costa». Quali sono le sue previsioni sulla fattibilità di tali progetti? «Assolutamente ottimistiche. Stiamo realizzando ciò che volevamo non solo a Napoli, ma parlo di tutto il territorio della Campania, fino a Padula con il progetto relativo alla Certosa, a Caserta dove è in atto il restaurando progetto Terrae Motus, Benevento che ha il nuovo museo diretto da Danilo Eccher, Salerno, con Santa Sofia, infine Fisciano». Qual è oggi il ruolo del museo di arte contemporanea? «Il ruolo, fondamentale, di formazione del gusto collettivo, di stimolo della morale di un pubblico distratto dalla televisione». Dopo Sant'Elmo ci proverebbe con Capodimonte? «Capodimonte funziona molto bene grazie alla Soprintendenza di Nicola Spinosa, che ha dimostrato grande competenza con mostre di ampio respiro, da Caravaggio a Velàzquez, per citarne solo alcune, fino a ospitare l'arte contemporanea dimostrando che arte antica e arte contemporanea possono coesistere». La Regione Campania investe molto su arte e cultura, ma cosa manca per permettere a questa città una proposta articolata di tipo politico-culturale in grado di valorizzare anche il territorio? «La Regione deve spingere verso il decentramento e non accentrare iniziative solo su Napoli, ma estendersi su un territorio che implica distanze e costumi diversi. Bisogna lavorare per superare confini ristretti, anche antropologicamente». Esiste una missione dell'arte contemporanea? «La formazione del gusto collettivo. Stimolare la coscienza collettiva. Nel management dell'arte e della cultura c'è filosofia, psicologia, estetica e tanto altro ancora». Qual è il rapporto tra artista, museo e collezionisti, nell'ambito delle risorse umane e dello sviluppo organizzativo? «Una catena di Sant'Antonio ,come ho già detto in passato». Dai tempi di Causa e di Amelio, sono passati 25 anni, cosa è cambiato nel rapporto tra galleristi e critici? «Ci sono più gallerie: da Artiaco a Trisorio a Lia Rumma, a Franco Riccardo a Carola a Gabib e a tante altre. Sono aumentate le gallerie e sono uscite fuori da una logica municipale. Ci sono giovani critici che hanno facile accesso ai giornali, al mondo del lavoro. Per fare un nome Vincenzo Trione, bravo ed insegna anche all'università». A Napoli i maggiori musei sono diretti da donne. Perché? «Ben vengano. Sono preparate ed hanno lo spirito giusto per la direzione. Del resto è così per il resto del mondo». Quali nuove strategie di marketing e di ricerca di sponsor è possibile immaginare? «Flessibili. Aperte a nuove soluzioni. Mosse dal dialogo e dall'intreccio, salvaguardando il giusto equilibrio. Il segreto sta nel proteggere l'autonomia della proprietà». Professor Bonito Oliva, non si sente soffocare dall'invidia e dalla calunnia? «Il pubblico che si sta riversando alla Biennale è testimone diretto di un numero, questo numero, alto, di consenso. È elemento di base, anello saldo, forte, solido, costante, dei miei 35 anni di militanza nel mondo dell'arte. Chi fronteggia, non è più solo».
Bonito Oliva: Napoli è una capitale morale
Achille Bonito Oliva, presidente e curatore scientifico della XII edizione della Biennale dei giovani artisti dell'Europa e del Mediterraneo, si gode il successo dall'alto di Castel Sant'Elmo a Napoli. Il critico d'arte salernitano ama Napoli ma vive e si muove in un ambiente fluido e internazionale. Bonito Oliva definisce Napoli "la capitale dell'Africa del Nord" nel 1979, ma oggi è una delle capitali morali a livello europeo. La città ha cambiato per quanto riguarda la cultura e il sistema dell'arte, passando dai soggetti artisti e collezionisti ai media e ai musei.
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