«Per far fronte al degrado dei beni ecclesiastici occorre aprire un tavolo tra la Regione e i vescovi toscani. E partire dall'inventario dei beni di maggiore pregio. Focalizzare lì la nostra attenzione e vedere quello che concretamente si può fare». La proposta è del presidente della Regione Eugenio Giani, che raccoglie la sollecitazione di monsignor Roberto Filippini: «È importante l'intervento del pubblico. Ben venga un'intesa tra Regione e Cet perché i beni ecclesiastici per il loro valore artistico e culturale appartengono non solo alla Chiesa ma a tutta la comunità civile», aveva detto il vescovo di Pescia al Corriere Fiorentino . «Condivido pienamente l'esigenza di salvaguardare questi beni», commenta Giani. Che annuncia: «Mi metterò quanto prima in contatto con il cardinale Giuseppe Betori, presidente della Cet, e con lo stesso Filippini per dar vita al tavolo». La politica italiana è lastricata di tavoli. Spesso poi finiscono in stucchevoli bla-bla e zero conclusioni. Emblemi dell'inconcludenza politica. D'altra parte Luca Franceschini, responsabile dei beni ecclesiastici per conto della Cet, è stato caustico con la Regione: «In realtà negli anni passati abbiamo fatto molti incontri, intese e progetti per non raccogliere praticamente niente». Può darsi che rifinisca così. Giani, «cristiano e socialista», così si definisce, si dice convinto che qualcosa si può fare. Si deve: «Sì, perché quei beni architettonici e artistici sono una parte importante della nostra regione. Dobbiamo difenderli e non perderli. Fanno parte dell'identità della Toscana». E all'identità Giani, com'è noto, è attaccato. Così a parlare di chiese, pievi, canoniche e chiostri Giani sembra accendersi di entusiasmo. Dai chiostri di Santa Maria Novella alla Santissima Annunziata. Fino a Corazzano, una località nel Comune di San Miniato, nelle sue terre native, dove passava la via Francigena e dove si trova una pieve romanica, intitolata a San Giovanni Battista, molto cara al governatore: «Quando passo di lì, se posso mi fermo, entro ad ammirarla. E prego». Ok il tavolo, le buone intenzioni, ma don Franceschini accusa la Regione di aver modificato la legge Bucalossi sugli oneri di urbanizzazione che obbligava i Comuni a destinare l'8 dei proventi agli edifici di culto. La Toscana (legge 52 del 14 ottobre 1999) avrebbe reso facoltativa l'erogazione alle diocesi di questi proventi: «La modifica ha fatto sì che la maggioranza dei Comuni ritenga di non poter dare niente», osserva polemico don Franceschini. «Ma no, non sta così», ribatte Giani. Che spiega: «La legge regionale ha esteso i proventi anche ad altri beni sociali come le case del popolo e i circoli. Il problema è un altro. La legge Bucalossi è del 1977 quando c'era il boom edilizio e i proventi dalle opere di urbanizzazione erano notevoli. Ma oggi». Pausa: «Oggi i pochi soldi che arrivano dalle opere di urbanizzazione i Comuni spesso sono costretti a utilizzarli per costruire strade, parcheggi». Già i soldi. Bel problema. «Certo, ma si possono trovare soluzioni innovative. Penso a fondazioni e associazioni che si possono formare per la salvaguardia di un bene ecclesiastico di valore, un po' come per la Certosa del Galluzzo», conclude Giani.