È scontro sui reperti archeologici apparsi sulle mura di Pistoia, di recente sgombrate da radici e erbacce. Durante la pulizia sono stati portati alla luce una decina di stemmi antichi e manufatti di epoca moderna (dal 1500 in poi, circa) presentati dal Comune come «tracce di un passato millenario» e «incastonati nei secoli tra le pietre» della terza cerchia muraria. Una «bufala» secondo l'architetto pistoiese Roberto Agnoletti, che ha pubblicamente rettificato con una lettera quanto comunicato dall'amministrazione comunale. «In realtà si trovano lì solamente dai primi anni dello scorso secolo», sostiene il professore. A fine dicembre, per circa un mese, il Comune si è impegnato nel ripulire le mura urbane di viale Arcadia, vicino al centro, nel punto in cui a settembre è crollato un tratto di 32 metri. I rampicanti e le piante infestanti che si sono fatti largo durante gli anni, infatti, minavano la loro stabilità. Così durante l'intervento è venuta a galla la serie di reperti di età moderna che oggi fa discutere la città. «Alcuni rilievi che ritraggono un Cristo, un sole e un mascherone risultano moderni, così come lo stemma con le chiavi di Pistoia» si legge nel comunicato. L'architetto Agnoletti concorda sulla datazione, ma contesta che possa trattarsi «di un viaggio a ritroso nei secoli», come annunciato dal Comune. «Quella che i politici ci propongono è una bufala avverte e prima di raccontarla potevano documentarsi un po'. Non serve "un'indagine accurata" da parte degli studiosi, come scrivono, basterebbe una telefonata a uno storico locale: tutti sono al corrente dell'esistenza dei manufatti». Sostiene Agnoletti che «quel che sfugge ai politici è che gli stemmi sono stati comprati e posizionati sulle mura pistoiesi soltanto tra il 1910 e il 1915 da uno dei fratelli Lavarini, imprenditore che nel 1909 ha acquistato il bastione sul viale Arcadia per realizzarci la propria abitazione». Un'interpretazione molto diversa da quella dava il Comune il 22 gennaio: «L'Amministrazione ha avviato la ripulitura dell'area da una fitta vegetazione che, lasciata crescere in modo improprio, per anni ha nascosto alla città un capitolo della sua storia». E se dal palazzo comunale fanno sapere che i ritrovamenti «potranno essere valorizzati da percorsi di interesse culturale e turistico» Agnoletti ribatte che il loro potenziale è pressoché nullo. «A quei tempi sostiene erano oggetti piuttosto comuni e di poco valore. Non si riferiscono ai podestà, non sono incastonati da secoli e non ci raccontano un passato millenario». Infine, il professore contesta che la porzione delle mura ripulita, quella del bastione Lavarini, sia in realtà «di proprietà privata fin dal Novecento». «È così conferma l'assessore Bartolomei ma l'intervento, dopo decine di anni senza cura, è stato fatto solo sulla facciata esterna, le antiche mura della città la cui proprietà privata non sembra affatto assodata».