Gravemente danneggiato all'attentato mafioso di via dei Georgofili e chiuso nel 2014, il museo diocesano di arte sacra della Diocesi di Firenze potrà rinascere. E dalla chiesa millenaria di Santo Stefano al Ponte, dove è stato dalla sua apertura nel 1983 alla chiusura, si trasferirà un in grande palazzo a due passi da piazza Duomo e dal Museo dell'Opera del Duomo. Anzi se non fosse stato per la pandemia, l'annuncio sarebbe già arrivato, per un'operazione che vale 25 milioni di euro. Tutto nasce dall'inventario dei beni artistici presenti nelle chiese fiorentine voluto dall'arcivescovo Giuseppe Betori nel 2009 «dobbiamo conoscere e salvaguardare un patrimonio importantissimo che ci viene dai nostri padri e che dobbiamo evitare che vada disperso o decada per incuria» e chiusosi dopo anni di lavoro, seguiti dal diacono Alessandro Bicchi. «Firenze, come accade solo per Roma e Venezia, ha una concentrazione incredibile di opere d'arte religiose e l'inventario ormai terminato lo dimostra spiega monsignor Timothy Verdon, direttore del Museo dell'Opera del Duomo e direttore dell'ufficio della catechesi attraverso l'arte della Diocesi C'è una media di grande livello qualitativo anche nelle arti "minori". Penso ai paramenti sacri o agli arredi per gli altari, che coniugano la creatività con la religiosità del popolo e la storia delle varie chiese, mostrando l'arte dei nostri artigiani e la maestria dei ricami delle donne. Spesso sono oggetti preziosi, che venivano indossati solo in particolari occasioni. E ci sono una sessantina di dipinti interessanti per il loro valore che andranno restaurati così da valorizzarli». Proprio alla luce dell'inventario, è rinato il progetto del museo diocesano. «Santo Stefano dice Verdon è stato chiuso da anni, non ci andava nessuno e non c'erano i soldi per tenerlo aperto, né per adeguarlo alle moderne esigenze museali. Così è nato il sogno-progetto del nuovo museo, con la disponibilità dell'Opera del Duomo e l'occasione di acquistare un grande palazzo vicino al Duomo che è in vendita. Si parla di 25 milioni in tutto e il palazzo sarebbe stato utilizzato per ampliare il Museo dell'Opera e per il nuovo museo diocesano, consentendo di esporre dipinti, statue e paramenti sacri, fino al Barocco, un periodo poco conosciuto di Firenze. Poi la pandemia ha congelato tutto». Il palazzo non è stato venduto, ma la crisi innescata dalla pandemia il Museo dell'Opera del Duomo aveva pre Covid 700.000 visitatori l'anno e assieme a tutti i monumenti della piazza totalizzava 4 milioni di biglietti sposta il calendario del progetto. «Di certo l'Opera non potrà metterlo nei suoi primi progetti dopo il ritorno alla normalità, si tratta di una cifra molto importante, cui servono anche donatori privati, ma l'idea c'è. E penso aggiunge monsignor Verdon che sarebbe bello poter utilizzare giovani per il restauro delle sessanta tele, sempre con l'aiuto di sponsor e di un fundraising, così da dare loro lavoro e professionalità, mentre si potrebbero seguire on line gli interventi di restauro».