Il sovrintendente archeologico di Roma ha inventato una formula sorprendentemente provocatoria per descrivere cosa può capitare a Roma quando ci si imbatte in una nuova scoperta archeologica: «Un bellissimo regalo ma anche un problema in più». La capanna delle Vestali dell'VIII secolo avanti Cristo, ritrovata da Andrea Carandini nel cuore del Foro, è lo straordinario segno della vitalità che l'archeologia romana (termini solo apparentemente contraddittori) continua a dimostrare sotto la sollecitazione di adeguate campagne di scavi. Ora giustamente Bottini pone il problema del «che fare». Da anni la città (e Adriano La Regina ne sapeva qualcosa, quando era sovrintendente in carica) continua a chiedere fondi straordinari per la ricerca. Attività che qui a Roma non rischia di rimanere un esercizio per pochi intimi: ogni novità può trasformarsi in un motivo di attrazione per i visitatori. Proprio martedì il presidente della Confindustria, Luca di Montezemolo, ha indicato nella promozione uno degli ingredienti indispensabili per ridare smalto al nostro turismo in crisi. Quale migliore promozione può venire da nuove scoperte nel mondo dell'arte e dell'archeologie, vere materie prime di quel settore? E qui torniamo al nodo dei fondi. Senza soldi è impossibile portare a buon fine qualsiasi operazione del genere, soprattutto se riguarda l'area archeologica più famosa del mondo, il Foro Romano. E senza soldi non si può nemmeno immaginare di dar corpo a un coraggioso progetto per costruire (ancora Bottini) un «moderno sistema di conoscenza», proprio il metodo che un turismo di massa del terzo millennio richiede. E se a questo aggiungiamo il dato della inevitabile messa in sicurezza dell'intera area, compreso il piazzale davanti al Colosseo, il quadro è completo. Come si vede, la ricerca (gli scavi) e l'economia (l'attrattiva turistica) vanno a braccetto. Ma purtroppo la Finanziaria non promette ulteriori investimenti nei Beni culturali, anzi. Bottini giustamente chiede cosa occorra fare. Una risposta c'è: prendere coscienza che occorre investire seriamente perché l'universo di simboli storici che ci circonda non diventi presto solo un fondale quasi di maniera a una città condannata a una rendita di posizione. In altri settori Roma è cambiata, ha scommesso. Ora tocca allo Stato, in particolare al ministero per i Beni culturali, evitare che un regalo come la Capanna delle Vestali resti solo e soltanto un problema in più.
La forza dei simboli
Il sovrintendente archeologico di Roma ha descritto una nuova scoperta archeologica, la capanna delle Vestali dell'VIII secolo a.C., come un "bellissimo regalo ma anche un problema in più". La scoperta è stata fatta nel cuore del Foro Romano e ha sollevato il problema del come gestirla. La città di Roma richiede fondi straordinari per la ricerca e la conservazione dell'area, ma senza soldi non si può portare a buon fine qualsiasi operazione. Il presidente della Confindustria ha indicato la promozione delle nuove scoperte come uno degli ingredienti per ridare smalto al turismo in crisi. Tuttavia, senza soldi non si può costruire un moderno sistema di conoscenza o mettere in sicurezza l'area.
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