Non bastano i nastri a raggi x per garantire la sicurezza del cuore archeologico di Roma. Dopo l'introduzione del nuovo sistema di controllo al Colosseo e l'imminente estensione del sistema al polo museale (Palazzo Massimo, Palazzo Altemps e Terme di Diocleziano) occorre fare un ulteriore passo in avanti. Per il sovrintendente archeologico Angelo Bottini bisogna riconsiderare al più presto tutta l'area intorno al Colosseo e il varco per il Palatino attraverso la via Sacra. Altre misure, più soft, da adottare invece per i Fori dove i nuovi ritrovamenti sui resti dell'VIII secolo a.C. richiamano la necessità di opere di valorizzazione. Per Colosseo e Palatino previsto invece un nuovo transennamento intorno all'Anfiteatro Flavio, avanzata l'ipotesi di una chiusura del grande piazzale antistante con l'adozione di pochi varchi controllati, varata infine l'apertura di un nuovo ingresso al Palatino sui via dei Cerchi con progressiva riapertura di zone del colle attualmente chiuse come la Domus di Augusto e il palazzo di Tiberio attualmente in fase di restauro. «Questo è un bellissimo regalo ma ora è anche un problema in più...». Il soprintendente archeologico di Roma, Angelo Bottini, filtra tra la folla che invade i Fori e che pascola beata tra un monumento e l'altro. È venuto a vedere lo scavo del «collega» Andrea Carandini, che nel cuore del Foro ha scovato il punto zero di Roma, la «capanna delle Vestali» dell'VIII secolo a.C, una delle primissime opere pubbliche eretta ai tempi dei re, forse dallo stesso Romolo che dopo aver tracciato il fatidico solco intorno al Palatino provvide con Tito Stazio, così narra la leggenda ora confortata da questi ritrovamenti, a dotare Roma del focolare pubblico della dea Vesta. Il «bellissimo regalo» della scoperta appena fatta nel cuore dei Fori è al momento transennato con un ponteggio, un po' di reti con qualche buco, una struttura, provvisoria che consente ai visitatori di sbirciare il fossato da cui riemerge insieme alla capanna il limite del santuario di Vesta. «Dovremo pensare a come valorizzare questo sito, che sta in mezzo al tempio di Antonino e Faustina e a ciò che resta del tempio di Vesta del II secolo dopo Cristo - pensa ad alta voce Bottini, accorso insieme al collega del comune, il sovrintendente ai beni culturali Eugenio La Rocca, ad ammirare la novità trovata da Carandini -. Mettere le mani dentro i Fori è un problema delicatissimo ed è una vecchia questione che prima o poi dovremo prendere per le corna. Tutta questa massa di visitatori, in parte guidati e in larga parte no, dovrebbe infatti poter usufruire di un sistema moderno di conoscenza, insomma dobbiamo rivedere al più presto tutta la nostra politica sui Fori e ripensare questo luogo straordinario che ancora continua a meravigliarci con ciò che nasconde...». Il cruccio attuale del sovrintendente è però più generale, si chiama «messa in sicurezza», coinvolge tutta l'area centrale che oltre ai Fori include Colosseo, Domus Aurea, Palatino e Circo Massimo. Il problema è scoppiato dopo gli attentati di Londra e si è concretato in un sistema di vigilanza intorno al «mostro sacro» per eccellenza del sistema archeologico romano, il Colosseo. Lì da agosto chi entra deve far passare le sue cose attraverso un nastro a raggi «x», sul modello di quello in uso ai varchi degli areoporti. Tra meno di una settimana lo stesso sistema verrà introdotto anche in una serie di strutture del polo museale archeologico, da Palazzo Altemps a Palazzo Massimo alle Terme di Diocleziano. «Ma questo non è stato che l'inizio, il provvedimento preso d'urgenza, il minimo con cui attrezzarsi - spiega Bottini -. Ora però dobbiamo andare avanti ed estendere un vero sistema complessivo di controllo a tutta l'area archeologica più sensibile». Come? Bottini introdurrà a breve un transennamento intorno al Colosseo atto a creare una larga zona di rispetto, una «no man's land» anti-intrusi più facilmente controllabile dalle telecamere che il Comune ha dislocato intorno a questo monumento così come a molti altri. «Ma non basterà neanche questo - aggiunge il sovrintendente -. Lì bisogna riaffrontare la questione del piazzale antistante l'anfiteatro Flavio, snodo non solo per il Colosseo ma per lo stesso Palatino attraverso la via Sacra. Che fare? Dobbiamo discuterne al più presto col Comune. La mia idea è di chiudere la zona creando pochi accessi controllabili. Ciò coinvolge anche il Palatino, ovviamente. Lì, fatto salvo il passaggio per i frati di San Bonaventura, dobbiamo controllare l'ingresso al colle di cui intendo poi riaprire al più presto alcune zone attualmente chiuse che dopo la messa in sicurezza potranno essere rese di nuovo visitabili. Intendo quanto meno la casa di Augusto e la parte alta della Domus Tiberiana». «La soluzione dei varchi in basso, di fronte al Colosseo, coinvolge ovviamente in prospettiva, la struttura museale congetturata con gli spazi creati per il passaggio della nuova linea di metro, la C - aggiunge Bottini -.Proprio lì potremo attrezzare un centro accoglienza visitatori, multimediale e dotato di tutti i servizi, in cui si possa anche depositare bagagli. Sul versante invece del Circo Massimo è ormai maturo il progetto di aprire un accesso da quel lato al Palatino, di fronte a via dei Cerchi che il Comune si appresta a chiudere. Anche lì, la fruizione del Palatino potrà riguardare la parte bassa fino a via di San Teodoro e sul lato opposto, attraverso la parte su via di San Gregorio, potremo studiare un modo di accedere al Palatino superiore. Insomma, il Palatino difeso e controllato, potrà davvero a rifiorire così come tutti si ripromettono da tempo». Altro in quell'area, sovrintendente? «Ricucire l'accesso della Domus Aurea col Colosseo. Mi pare che per prossimi mesi ce ne sia d'avanzo...».