Ritrovata e restituita al Comune la prua della fontana della Navicella, sfregiata nei giorni scorsi da alcuni «predoni» che dopo aver prelevato la punta terminale della testa di marmo a forma di cinghiale avevano poi cercato di rivenderla sul mercato illegale. Ma la pressione esercitata sul milieu dei ricettatori da parte dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale ha portato invece al recupero del preziosi reperti (tre pezzi) trafugati dai ladri e abbandonati in un'area della Magliana, poco distante da un campo nomadi. Soddisfazione ieri al Comando del nucleo speciale di difesa del patrimonio artistico dove le tre grosse schegge di marmo sono state riconsegnate dal generale Ugo Zottin, comandante del nucleo, e dal suo vice colonnello Ferdinando Musella ai responsabili del patrimonio comunale, l'assessore alla cultura Gianni Borgna e il sovrintendente ai beni culturali Eugenio La Rocca. Ma la soddisfazione è stata accompagnata anche da una forte preoccupazione per un nuovo fenomeno in espansione, il furto di beni artistici e patrimoniali anche di non altissimo valore destinato a un mercato di collezionisti e di amateur forse un po' anche feticisti che costituiscono probabilmente le quinte di questo business dai tratti all'apparenza vandalici. L'ipotesi investigativa era sostenuta ieri, tra l'altro, dall'esposizione di altri manufatti rubati di recente nelle ville comunali: due bei tritoni sottratti in aprile a Villa Doria Pamphili dalla copia della fontana delle Lumache, oltre a tre teste sottratte al Pincio con le sembianze del garibaldino Masi e dei due esponenti risorgimentali Roselli e Ceccarini. «Dietro tutti questi furti si può indovinare una committenza dei reperti in marmo - hanno spiegato gli investigatori -. Altrimenti ci troveremmo di fronte a troppi gesti incomprensibili...». Le stesse tre grosse schegge della fontana della Navicella, frutto della deturpazione del piccolo gioiello cinquecentesco elaborato di fronte a Villa Celimontana dal Sansovino, non apparivano ieri granché fascinose. Ma è stata una scalpellata rintracciata più in basso sulla testa del cinghiale in marmo a far capire ai carabinieri che i «predoni» in realtà puntavano a portar via l'intera testa dell'animale, manufatto decisamente più bello e vendibile. L'operazione però è fallita e questo è probabilmente dipeso dalla scarsa maestria dei predoni. «C'è un allarme nei confronti del vandalismo generico - ha aggiunto ieri l'assessore Borgna -. Ma c'è anche un allarme contro il vandalismo finalizzato alla ricettazione. Par fronte a queste minacce con tutto ciò che abbiamo a disposizione, a partire dalle telecamere, è la nostra prima preoccupazione. Certo, un fatto è certo: non potremo mai sorvegliare interamente tutto. A Roma abbiamo troppi beni...... Di che chiedere sostegno all'intera popolazione. Lo sfregio alla Navicella l'ha dimostrato. Tempestivamente segnalato da un cittadino alle forze dell'ordine ha innescato un'operazione recupero andata ieri felicemente in porto.