E' stata recentemente proposta l'inclusione del centro storico palermitano nell'elenco dei beni dell'umanità da salvaguardare. È una proposta del tutto condivisibile purché venga rispettato totalmente quanto previsto dal Ppe (piano particolareggiato esecutivo) in atto vigente. A tal proposito sono assolutamente da rispettare alcuni importanti punti. Primo: il Ppe è quanto di meglio culturalmente e scientificamente è stato concepito sul centro storico di Palermo. Secondo: il piano particolareggiato esecutivo non va «rinnovato» ma ripreso nelle sue connotazioni essenziali, e confermato nella metodologia e nella «filosofia» che l'hanno ispirato. Va solo giuridicamente aggiornato e totalmente riutilizzato. Nuovi eventuali piani non possono che risolversi in interventi speculativi e in ulteriori remore alla sua attuazione. Terzo punto: il Ppe va completato con l'inserimento e l'adeguamento delle parti a suo tempo stralciate [piani di recupero e così via). Esse vanno regolate secondo la metodologia generale del piano. In particolare va soppresso il progetto ricostruttivo relativo alla zona Santa Croce di Via Maqueda, particolarmente delicata e cruciale per il centro storico. Vi sono poi altre considerazioni da fare. Il Ppe agisce globalmente in tutta la zona storica individuata dalla cerchia delle sue mura, anche se esse non sono tutte fisicamente esistenti. Lo stralcio e la pianificazione parziale di alcune sue parti contraddicono il concetto dell'unità storica, figurativa, antropologica, funzionale del centro storico. L'intervento nel centro storico non può dunque che essere quello del restauro e del rispetto dell'esistente. Il processo restaurativo deve basarsi sul principio ineludibile che il centro storico è un'unica opera d'arte. Il pericolo della sua «mummificazione» e «musealizzazione» è del tutto privo di fondamento e viene usato surrettiziamente da coloro che vogliono introdurre la speculazione e il guadagno. I pessimi risultati, fino a oggi realizzati, dagli interventi «restaurativi» operati dai privati, con esiti manomissivi dell'immagine del centro storico, indicano chiaramente che è opportuno affidarsi quasi esclusivamente alla mano pubblica. A garanzia della corretta esecuzione del piano sia essa affidata alla mano pubblica o a quella privata fu a suo tempo istituito l'Ufficio del centro storico. Esso successivamente è stato inopportunamente depotenziato. Occorre riproporne la centralità e la funzione guida. La totalità della gestione degli interventi nel centro storico va affidata non a nuovi soggetti, ma al Comune. È da escludere l'idea di un consorzio farraginoso e lento. I grandi palazzi baronali sei-settecenteschi palermitani sono testimonianza di una fase alta della civiltà siciliana. Essi non vanno manomessi o degradati con il cambiamento del loro utilizzo. Non vanno usati come alberghi, pensioni eccetera. Essi rappresentano, con le chiese, i punti di forza della scenografia e dell'identità storica cittadina. L'autore è presidente di Italia Nostra Palermo
Palermo - Non toccate il centro storico
Il centro storico di Palermo è stato oggetto di una proposta per l'inclusione nell'elenco dei beni dell'umanità da salvaguardare. La proposta è condivisibile se rispettata il piano particolareggiato esecutivo (Ppe) vigente. Il Ppe è stato concepito per il centro storico e non deve essere rinnovato, ma ripreso nelle sue connotazioni essenziali. Il piano deve essere giuridicamente aggiornato e completato con l'inserimento delle parti stralciate. Il progetto ricostruttivo per la zona Santa Croce di Via Maqueda deve essere soppresso. L'intervento nel centro storico deve essere limitato al restauro e al rispetto dell'esistente.
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