«In questo caso, come in molti altri, credo non ci sia alcun senso». Francesco Paolo Campione, direttore del Museo delle Culture di Lugano, commenta così la richiesta di restituzione dello Zemi da parte della Repubblica Dominicana. L'idolo è conservato al Museo di Antropologia ed Etnografia dell'Università di Torino. «Possiamo fare in modo spiega l'esperto che i patrimoni accumulati dai Paesi occidentali attivino processi di cooperazione internazionale, questo si fa davvero. Oggi siamo in un mondo multiculturale e lo Zemi potrebbe essere un simbolo di integrazione per i dominicani in Italia. Altrimenti dovremmo svuotare tutti i musei del mondo». Tuttavia ci sono già stati casi di restituzione, soprattutto in Gran Bretagna e Francia, operazioni condotte, secondo Campione, «in maniera strumentale» per riparare al passato coloniale. O per rafforzare relazioni economiche. Inoltre lo Zemi di Torino non è l'unico reperto Taino in Italia, ve ne sono altri a Roma e Firenze, ad esempio. «Ogni opera sostiene il direttore va calata in un contesto storico: un oggetto accumula valori e quando lo restituiamo togliamo la risemantizzazione, il processo che si verifica da quando viene costruito a quando viene fruito. Un'opera d'arte è la sommatoria dei valori di coloro che l'hanno costruita, commerciata, esposta e amata». La Repubblica Dominicana, intanto, a sostegno della propria tesi porta delle ricerche, ma su questo punto Campione fa l'esempio dei Bronzi del Benin. Rubati dai militari inglesi in un saccheggio, furono portati a Londra e in buona parte venduti per finanziare la guerra. Ad acquistarne di più furono i musei tedeschi. «Cosa si può pretendere, dal punto di vista legale, su oggetti di un mercante sottolinea acquistati da una compagnia che li ha messi sul mercato?». La questione è complessa, ma il direttore mette in guardia sui collezionisti. «Non si fidano più dice , non vogliono donare se i musei restituiscono. Così si interrompe un processo virtuoso di arricchimento delle comunità». I musei, invece, garantiscono la conservazione «per sempre», ammesso, sottolinea Campione, che non arrivino direttamente da una rapina. «Torino ha molti mezzi per valorizzare lo Zemi aggiunge e si potrebbe fare una grande mostra sull'arte Taino. Nel 1989 lo chiesi in prestito per una mostra a Genova, a Palazzo Ducale, per i 500 anni dalla scoperta dell'America. Spero che fra altri cinque secoli un altro ricercatore possa fare lo stesso per festeggiare i mille anni».