«Con i sanpietrini bisogna dire basta, occorre asfaltare le strade», ha detto il vicesindaco Rocco Papa, all'indomani del nubifragio che ha messo in ginocchio la città. Una proposta "girata" alla Soprintendenza ai Beni Architettonici. Risponde il numero uno di Palazzo Reale, Enrico Guglielmo: «L'immagine della città non può essere alterata per colpa delle disfunzioni amministrative». E parla a 360 gradi dei difficili rapporti con Palazzo San Giacomo, della vicenda dei pontili, dei "totem" pubblicitari e dei maxitabelloni. Con una premessa: «La disponibilità della Soprintendenza, più volte manifestata, è stata male interpretata. In molti casi i progetti non ci vengono sottoposti preventivamente, non ci vengono richiesti i nostri orientamenti né accolti i nostri suggerimenti. Apprendiamo tutto dalla stampa. Forse si ritiene che il nostro parere sia un atto dovuto o marginale. Noi abbiamo il dovere di tutelare il patrimonio storico e paesaggistico, i nostri adempimenti non sono un "optional". Purtroppo pochi ci ascoltano». Allora soprintendente, accetta la proposta del vicesindaco Papa? «Parliamo ovviamente dei cubetti di porfido e non di quelli di pietra vulcanica. E dobbiamo fare un distinguo tra le aree e le strade sottoposte o no a vincolo. Dunque, dipende...». Da cosa? «Bisogna capire qual è il motivo per cui si deve sostituire l'asfalto ai cubetti. Se c'è un'emergenza la Soprintendenza è pronta a collaborare, ma non si può procedere sempre sull'onda dell'emergenza invece di pianificare interventi in maniera condivisa. L'emergenza non può essere la regola e l'alibi alla ordinaria manutenzione: si spendono ingenti risorse per asfaltare un manto stradale, magari anche male, come in via Cilea, o per mettere un'opera in cubetti, come all'incrocio tra via Aniello Falcone e via Tasso, per poi rattoppare buche una volta al mese. E non si trovano piccole somme per minute riparazioni e manutenzione quotidiana. Così quando si chiede il ripristino di pochi cubetti non si trovano fondi; se saltano è perché i lavori non sono stati eseguiti bene e non si è provveduto a sigillarli coni giunti di bitume». Il motivo, dice l'amministrazione, è la sicurezza: a Roma il sindaco Veltroni ha avuto l'autorizzazione per asfaltare 400 strade. «La tendenza nelle città d'arte è sostituire l'asfalto con il materiale in pietra per migliorare il decoro e non viceversa. E più decoroso il basolo o l'asfalto? Dunque, se bisogna valorizzare Napoli, città d'arte, protetta dall'Unesco e con vocazione turistica, è preferibile usare il materiale in pietra». La proposta di Papa è stata interpretata anche come un'accusa alla Soprintendenza: troppe ordinanze di rimozioni, limiti e veti... «Non si può addebitare alla scelta di basoli e cubetti la carente manutenzione di strade e piazze e la mancata pulizia di chiusini e pozzetti: un tempo veniva fatto nel primo periodo della stagione estiva. Prendete le buche del nostro manto stradale: i lavori vanno effettuati nella stagione non piovosa e, per velocizzarli, con più turni. È assurdo scoprire che un'impresa sospende l'opera perché non ha provveduto ad approvvigionarsi dai fornitori in ferie». Ma con Palazzo San Giacomo non corre buon sangue. «Le leggi devono essere rispettate. Leggi che delineano le nostre competenze e che risalgono al 1939, accorpate nel testo unico del 1999 e poi nel codice Urbani del 2004. Le norme non lasciano dubbi: perché vengono sistematicamente disattese costringendo la Soprintendenza a intervenire? I nostri non sono adempimenti facoltativi. Siamo inoltre sollecitati dai cittadini e dalle associazioni. Sollecitazioni tanto più pressanti quanto più si viene messi di fronte a fatti compiuti. Cioè ad opere eseguite. Eppure con l'amministrazione c'è stato un fitto carteggio, abbiamo concordato di verifi-care caso per caso la compatibilità dei lavori con i luoghi, soluzioni, dettagli». Si riferisce ai totem e ai maxita-belloni, vicenda approdata in Procura. «Con i pannelli indicatori dei monumenti non ci sono stati problemi: si è concordato il tipo di struttura, la posizione, i testi sono stati esaminati dai nostri storici dell'arte. Ma totem, maxitabelloni e quadri topografici vengono installati a nostra insaputa nelle aree vincolate. Uno lo hanno messo sotto il mio ufficio, in via Acton, sotto Palazzo Reale, lavorando alle 11 di sera. C'è stato fornito un primo elenco delle installazioni, poi si è continuato a piazzarle senza la nostra autorizzazione. Abbiamo inviato note, ordinanze e non avendo avuto risposte adeguate siamo stati costretti ad applicare la normativa. Ho avuto contatti con il sindaco Iervolino e il vicesindaco Papa. Ma forse, a loro insaputa, l'invasione è continuata. Solo dopo le denunce alcune installazioni sono state rimosse». Ma nel calendario delle polemiche c'è anche il sottopasso di piazza del Gesù, il ponte di via Acton e, ultima, la vicenda dei pontili a Mergellina: lei è stato accusato di doppiezza e ambiguità. «Non vi è stato alcun comportamento ambiguo o doppio. Sono due anni che manteniamo con coerenza la stessa posizione. Nel 2001 abbiamo rilasciato un'autorizzazione provvisoria nell'attesa di una programmazione di interventi. La Soprintendenza non è contraria alla realizzazione di approdi per il diporto. Anzi, siamo consapevoli che si tratta di un'esigenza vitale in una città di mare e un'opportunità per tanti lavoratori. Ma queste attività vanno programmate, pianificate con soluzioni compatibili con i valori architettonici e paesaggistici. Dal '99 abbiamo chiesto all'Autorità portuale e all'amministrazione comunale di lavorare insieme. Invece si decide sempre sotto la spinta dell'emergenza e dell'improvvisazione e al di fuori della legittimità: l'autorizzazione dell'Autorità portuale è stata rilasciata il 29 giugno, in piena stagione estiva. Tardi. Essa non tiene conto dei profili tecnici e della sicurezza: ricovero guardiani, servizi igienici, depositi, smaltimento dei rifiuti; una delle passeggiate più belle del mondo verrebbe invasa da bancarelle abusive. Dunque, non c'è stata ambiguità ma profonda coerenza da parte nostra. Sarebbe auspicabile, come ha proposto l'assessore Ennio Cascetta, che le istituzioni ragionassero attorno a un tavolo e che anche la Soprintendenza fosse presa in considerazione. Vorremmo essere ascoltati, di più, per dare contributi positivi e non soltanto divieti».