Partner fin dalla nascita di «Artelibro» è UniCreditBanca, e questa scelta, di collaborare al progetto nel suo complesso e non limitandosi quindi alla sola sponsorizzazione, è una sfida importante per il gruppo bancario che ha sede nella nostra città. «Pensiamo spiega il presidente Aristide Canosani che una banca come la nostra, storicamente molto radicata nel territorio, deve approfondire e valorizzare i legami con la società in cui opera, cercando di ascoltare, capire e rispondere alle necessità che dal territorio provengono. Ci pare un ruolo fondamentale per una banca moderna come la nostra». All'interno del festival del libro d'arte UniCredit Banca organizza in particolare due incontri di indubbio interesse. Il primo si tiene domani alle 11,30 nella Sala Farnese di Palazzo d'Accursio: il tema è «II Principe, il Poeta, il Convento nella museologia di ieri e di oggi» e vedrà la partecipazione del critico d'arte Philippe Daverio e del presidente dell'Accademia Clementina, e già soprintendente ai beni artistici a Bologna, Andrea Emiliani. Il secondo incontro, ospitato nella bella sede della banca, a Palazzo Magnani in via Zamboni 20, sempre domani alle 18 tratta del tema «Un passaporto per l'arte contemporanea italiana: riflessioni e sviluppi» con gli interventi di illustri ospiti tra cui Anna Blefari Melazzi, direttore generale per la promozione e cooperazione culturale del ministero degli Affari Esteri, Guido Curto, direttore dell'Accademia Albertina di Torino, Silvia Evangelisti, direttore artistico di Arte Fiera, Gianfranco Maraniello, direttore della Gam e l'artista Luigi Ontani. «Questi incontri chiarisce Canosani rientrano nella più generale attività culturale che abbiamo intrapreso da qualche tempo attraverso gli Incontri dei Carracci che hanno dato vita a dibattiti molto interessanti». L'attenzione per l'arte, sia antica che moderna, e per la cultura in generale sono dunque un modo per valorizzare la città e il suo patrimonio, per renderla attrattiva a chi viene da fuori per investire o avviare attività. Così, «il patrimonio che abbiamo rappresenta una base fondamentale su cui va innestata una spinta per valorizzare il nuovo, per farlo crescere, per dargli respiro, per far sì che queste nuove forme d'espressione si affermino e trovino quell'interesse fondamentale per alimentarne la crescita».