Che il dipinto mancasse dalla basilica di San Domenico Maggiore, e in particolare dalla cappella Muscettola, non si era accorto nessuno. Il furto è stato scoperto solo sabato scorso: paradossalmente, dopo che il Salvator Mundi di scuola leonardesca era stato ritrovato dalla squadra mobile in un'abitazione di Ponticelli. Un'informazione importante arrivata alla polizia è stata decisiva dunque per evitare che il dipinto quasi certamente copia contemporanea di un originale di Leonardo da Vinci finisse sul mercato clandestino, magari a Dubai. Sono stati gli agenti a informare uno stupefatto priore, che non sospettava nulla dal momento che il museo «Doma» era chiuso da quasi un anno a causa dell'emergenza sanitaria e a nessuno era venuto in mente di sincerarsi se l'opera fosse al suo posto. Il proprietario dell'abitazione in cui era nascosto il quadro, Silvio Vitagliano, di 36 anni, è stato fermato per ricettazione; per questa mattina è fissata l'udienza di convalida. La tela era coperta con un cartone e nascosta dietro l'armadio della camera da letto; nella stanza c'era anche una carabina, per cui l'accusa di ricettazione si riferisce anche all'arma. Dalle prime indagini sembra che Vitagliano piccolo commerciante di detersivi abbia un ruolo marginale: era incaricato di custodire l'opera d'arte, trafugata però da altri. La polizia ora sta indagando per capire chi si sia impadronito del quadro, soprattutto perché «nulla fa pensare ha detto il procuratore, Giovanni Melillo, nel corso di una conferenza stampa che sia stato necessario ricorrere a una effrazione o superare ostacoli. Le indagini continuano anche perché non è certa la collocazione temporale del furto», che secondo indiscrezione risalirebbe a un mese fa. Si è trattato certamente di un raid mirato. «Chi lo ha preso voleva quel quadro ha aggiunto il capo della Procura e può essere una congettura plausibile che sia stato un furto su commissione da parte di una organizzazione dedita al commercio d'arte internazionale». È verosimile che all'interno della basilica i ladri avessero un complice: forse un basista, forse addirittura qualcuno più operativo, che riusciva a girare per le varie sale senza suscitare sospetti. Il questore, Alessandro Giuliano, definisce il ritrovamento «un'operazione che consente di recuperare un pezzo importante del patrimonio artistico della città, e ricordo che il patrimonio fa parte dell'identità della città stessa». Per il dirigente della squadra mobile, Alfredo Fabbrocini, «è stata una attività particolarmente complessa; ci dà grande soddisfazione aver restituito un bene di cosi grande importanza per la città di Napoli. Abbiamo anche risolto un caso prima ancora che si creasse, visto che non c'era una denuncia e che il custode non sapeva che il dipinto fosse stato sottratto. L'arrestato ha fornito dichiarazioni poco credibili di un acquisto casuale fatto a un mercatino, è incensurato e ha una attività commerciale, difficilmente avrebbe avuto un interesse diretto. Il valore? Il priore che lo aveva in custodia ci ha ricordato che l'originale è stato venduto qualche anno fa per 480 milioni». La vicenda del Salvator Mundi ripropone il problema mai risolto della sicurezza delle opere d'arte in città: rispetto all'epoca del terremoto, quando dalle chiese è stato portato via di tutto, non sembra essere cambiato molto. «Il furto del quadro di San Domenico Maggiore è un episodio che ci permette anche di sottolineare l'estrema fragilità e i rischi del patrimonio artistico napoletano ha sottolineato Melillo ; siamo di fronte a generali condizioni di fragilità estrema nell'osservazione e nella tutela di questi capolavori. Il furto del quadro rivela la sproporzione tra il valore dell'opera e le scarse difficoltà che gli autori hanno incontrato per impossessarsene».