Ricchezza, rigore, complessità iconografica del Bel San Giovanni e dei suoi mosaici appaiono evidenti come non mai dai ponteggi montati per restaurare le sue pareti verticali. L'impianto decorativo del Battistero con i due marmi a contrasto (il bianco di Carrara e il verde di Prato) e la sua teoria di angeli e profeti, padri della Chiesa e diaconi in oro e smalto visto da su, basta da solo a dare la misura della potenza dell'Arte di Calimala, quella che riuniva i mercanti dei tessuti che fu sponsor unico di un edificio imponente. Siamo saliti in alto, sino quasi a toccare il volto del Cristo giudicante della Cupola non interessata da restauri alla vigilia delle operazioni di smontaggio delle impalcature: da lunedì i primi quattro spicchi delle pareti potranno considerarsi recuperati al meglio e si procederà a rimontare i ponteggi dalla parte opposta, quella della Porta Sud, dove si proseguirà alla stessa maniera. Ci sono voluti 1 milione e mezzo di euro e tre anni di studi e interventi si è partiti nel 2017 per arrivare fin qui. I lavori che partiranno lunedì, quando riapriranno al pubblico Cupola e Duomo chiusi per l'mergenza Covid, dovrebbero concludersi a fine anno. Ma quello fatto finora «a costo di sacrifici in un momento economicamente complicato per l'Opera del Duomo» ci ha detto Vincenzo Vaccaro consigliere con delega ai restauri ha dato esiti sorprendenti e ha aumentato le nostre conoscenze. Restauro e acquisizione di nuove nozioni storiche sono un tutt'uno inestricabile. E lo si capisce confrontando le parole di Annamaria Giusti, consulente storico-artistico del restauro, Beatrice Agostini, direttrice dei lavori architettonici e musivi, Samuele Caciagli, responsabile unico del procedimento e Claudia Tedeschi che segue gli interventi strutturali. I mosaici delle pareti sono più tardi rispetto a quelli della Cupol con scene del Giudizio Universale , Storie della Genesi , di Giuseppe ebreo , di Cristo e del Battista e sono stati realizzati con tecniche diverse. «Probabilmente spiega Annamaria Giusti dopo aver finito i decori della copertura capirono che valeva la pena riproporli anche nelle pareti, stavolta rappresentando cherubini, santi, papi, diaconi e padri della Chiesa». Il gap tra il prima e il dopo non è esente da novità. Le pareti erano già state ricoperte di marmo quando si decise di intervenire con i mosaici. Dunque per procedere con le decorazioni, nei punti prescelti, vennero applicate sul marmo delle basi in terracotta (tavelle), che poi furono trattate con malta mischiata a olio di lino ritardava l'essicatura della malta e lasciava più tempo agli artigiani per lavorare ai decori a cui infine vennero giustapposti i mosaici. Ingegnoso il procedimento in tre step, ma ha ovviamente richiesto restauri differenti per ogni superficie. «Laddove mancavano solo piccole tessere spiega Beatrice Agostinelli queste sono semplicemente state sostituite. Dove i danni interessavano la malta si è proceduto alla sua ricostituzione trattandola con materiali capaci di farla riaderire alla base, riaggregarla e consolidarla, per poi decorarla con foglie d'oro e smalti». Ma in alcune parti musive le lacune interessavano tutti e tre gli strati. E qui si le scelte di restauro sono state due. In alcuni casi è stata ricostituita la base in terracotta che, dopo esser trattata, è stata dipinta. In altri la stessa base mancante è stata ricostruita in 3D. Non basta, la ripulitura dei marmi a parete ne ha restituito la bicromia, grazie anche all'abrasione del calcare e di cere coloranti usate in antichi restauri. Si è intervenuto sulle strutture dove le crepe a parete lo richiedevano, si è ripulito Il monumento funebre dell'antipapa Giovanni XXIII di Donatello e Michelozzo. Infine uno dei capitelli ha rivelato una preesistente doratura. Uno solo, ma la cosa fa pensare che anche gli altri risplendessero d'oro. Ad aggiungere magnificenza a magnificenza.