I cc: era un tentativo di furto commissionato da chi ha già colpito Villa Pamphili e Gianicolo I PEZZI mancanti della 'Navicella' deturpata sono stati trovati dai carabinieri in una busta, in mezzo alla vegetazione, venerdì sera, in un'area nei pressi della via Magliana che è stata raggiunta seguendo le istruzioni telefoniche di un informatore. Ci potrebbe essere un committente dietro l'azione dei due giovani che tre giorni fa hanno compiuto l'atto vandalico. Secondo gli investigatori si tratta probabilmente di un collezionista di pezzi dei monumenti romani, come le tre teste portate via dalla Loggia del Gianicolo - e ritrovate ad agosto - i due delfini spariti -e anche questi ricomparsi nello stesso periodo- dalla fontana della Lumaca di Villa Doria Pamphili, riproduzione fedele di un'Qualcuno opera scomparsa del Bernini. Il quadro investigativo svelato dal caso della 'Navicella', proprio in quanto legato ad altri 5 dan-neggiamenti, al Gianicolo e a Villa Pamphili (Il 'generale Roselli', il 'Patriota Ceccarini' e il 'Generale Garibaldino Masi' sono stati asportati tra aprile e maggio scorsi e ritrovati ad agosto nella zone di Cerveteri, stesso luogo dove, dopo alcuni giorni, i carabinieri sono rientrati in possesso dei delfini della 'Fontana della Lumaca') offre inquietanti prospettive. Il misterioso destinatario del frammento di scultura rinascimentale raffigurante il muso di cinghiale posto sulla fontana della Chiesa di Santa Maria in Domnica a Villa Celimontana, potrebbe infatti aver ordinato gli scempi, a danni di tutte e sei le opere, a bande di nomadi disposti a tutto per 80-100 euro a commissione. La pista, per tutti gli episodi, è quella di un campo in zona Roma nord, anche se le mani dei raid sarebbero state diverse. Secondo gli investigatori, l'intenzione dei vandali entrati in azione al Celio era portar via un pezzo di 'Navicella' di dimensioni più grandi di quello così malamente staccato da risultare invendibile. Colpa di chi ha usato lo scalpello, quasi sicuramente. Altrimenti, il pezzo di scultura avrebbe potuto comprendere anche mezza zanna e mazza bocca del muso di cinghiale: un frammento di pregio, in questo caso del valore di almeno 2-3000 euro. Non ci sarebbero ancora indagati, né tanto meno elementi per procedere ad arresti. «Bisogna incidere sul senso civico. Abbiamo un autentico museo a cielo aperto e questo è certo una fortuna, ma anche un problema» è stato l'appello del comandante dei carabinieri del nucleo che tutela il patrimonio culturale e artistico, generale Ugo Zot-tin. Sulla 'Navicella', restaurata un anno fa, era già iniziato il nuovo lavoro di restauro. «Le parti scheggiate della fontana sono state riparate. Ora attendiamo che - domani -ci vengano consegnati i reperti ritrovati per completare il lavoro», ha detto Eugenio La Rocca, sovrintendente comunale. E l'assessore capitolino alla Cultura, Gianni Borgna: «C'è un vandalismo finalizzato alla ricettazione. Cerchiamo di far fronte al fenomeno con le telecamere che, però, non potranno raggiungere mai l'intera città», Grande soddisfazione per il ritrovamento dei frammenti è stata espressa dal capo di gabinetto del ministero per i Beni culturali, Francesco Tufarelli.
Prua della Navicella un mandante dietro il danneggiamento
I carabinieri hanno trovato i pezzi mancanti della 'Navicella' di Bernini, una fontana di Roma, in una busta in mezzo alla vegetazione vicino alla via Magliana. I pezzi furono trovati dopo un misterioso messaggio telefonico. Gli investigatori credono che il committente dell'azione dei due giovani che hanno compiuto l'atto vandalico sia un collezionista di pezzi dei monumenti romani. Il quadro investigativo svelato dal caso della 'Navicella' lega anche altri 5 danneggiamenti al Gianicolo e a Villa Pamphili. Il misterioso destinatario del frammento di scultura potrebbe aver ordinato gli scempi a bande di nomadi disposti a tutto per 80-100 euro a commissione.
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