L'eccessiva enfasi con la quale da più parti si tende a individuare nel turismo la panacea del persistente sotto sviluppo isolano, richiamando a supporto l'elevata concentrazione di beni ambientali e paesaggistici tutelati dall'Unione europea e il favoloso clima di cui gode la nostra regione e attribuendo i mancati effetti finora registrati soltanto alle gravi carenze strutturali, rappresenta un grave errore della nostra classe politica. Il turismo è un'opportunità di crescita produttiva e di sviluppo economico della nostra regione, ma non è e non può essere la sola leva d'intervento per creare occupazione e ricchezza, non può sostituire l'industria. In questa ottica, una breve rassegna della dimensione e della crescita del turismo in Sicilia aiuta a comprendere il suo ruolo. Due dati valgono a sintetizzare il flusso dei clienti registrati nel complesso degli esercizi ricettivi della Sicilia: il numero di arrivi ed il numero di presenze. Nel 2004 il numero di arrivi è risultato pari a 4 milioni e 240 mila unità, denunciando rispetto al precedente anno un aumento del 4,2 per cento. Nello stesso anno il numero di presenze ha registrato un aumento modesto e pari all'1,6 per cento ragguagliandosi a 13 milioni e 293 mila unità, restando al di sotto della punta massima raggiunta nel 2000. È diminuito in conseguenza il numero di giorni di permanenza media da 3,2 nel 2003 a 3,1 giorni nel 2004. Un'indicazione circa il peso del turismo siciliano nel contesto nazionale può cogliersi rilevando che gli arrivi rappresentano nel 2004 appena il 3,1 per cento e denunciano nel periodo 1999-2004 una leggera diminuzione, mentre le presenze si ragguagliano al 4,2 per cento senza apprezzabili variazioni. La distribuzione per provincia degli arrivi e delle presenze mostra il ruolo prevalente svolto dalle province di Messina, Palermo e Catania, dove si concentrano poco più dei due terzi del totale regionale, lasciando la differenza alle altre sei province siciliane. La graduatoria dei giorni di permanenza media è aperta da Ragusa (4,3 giorni), seguita da Messina (3,9), e chiusa da Enna(2), preceduta da Caltanissetta (2,4). Fra le regioni italiane la permanenza media risulta compresa fra 6,4 giorni nelle Marche, seguita dalla Calabria con 5,7 giorni, e 2,9 giorni nel Lazio. Alla determinazione degli arrivi e delle presenze, sempre nel2004, hanno concorso gli italiani per il 64 e rispettivamente il 63 per cento, la differenza riguardando i turisti stranieri. Nelle province siciliane il contributo dei turisti italiani è compreso in termini di arrivi fra il 55 per cento ad Agrigento ed il 90 per cento a Caltanissetta, mentre in termini di presenze si passa dal 56 per cento a Palermo e il 93 per cento a Caltanissetta. Un'informazione di notevole interesse conoscitivo, ancorché aggiornata all'anno 2001, riguarda la spesa turistica in e out nelle regioni italiane. La Sicilia presenta una spesa turistica pari a 1.590 milioni di euro, di cui il 39 per cento imputabile agli stranieri ed il residuo 61 per cento ai turisti italiani. Nello stesso anno i siciliani hanno sostenuto una spesa turistica pari a 1.055 milioni di euro, di cui il 32 per cento sostenuta all'estero ed il residuo 68 per cento nelle altre regioni italiane. Il saldo tra entrate e uscite risulta pari a 535 milioni di euro ragguagliandosi al 4,1 per cento del corrispondente saldo nazionale. Fra le venti regioni italiane, solo tre presentano un saldo negativo tra entrate e uscite della spesa turistica, e cioè la Lombardia (5.858 milioni di euro), il Piemonte (2.704 milioni di euro) e la Basilicata (140 milioni d euro); le altre 17 regioni presentano un saldo della bilancia turistica positivo compreso fra 39 milioni di euro in Basilicata e 4.441 milioni di euro nel Veneto. Il quadro tracciato, ancorché parziale, non richiede alcuna conclusione. Si può solo manifestare l'auspicio che l'opportunità che il turismo presenta per lo sviluppo della nostra regione possa trovare attuazione grazie ad una diversa attenzione degli organi regionali e nazionali preposti.