I beni culturali costituiscono modelli non solo identitìtari ma di sviluppo per interi tenitori. Il rapporto tra politica e cultura diventa, in questo caso, sempre più interessante. Ormai è certo che se la politica non lascia spazi alla cultura e alla promozione della cultura stessa è destinata a radicarsi nel deserto. Ma c'è anche il contrario di ciò. Infatti se la cultura resta rinchiusa nel tempio dello spirito e della metafora non si "libererà" dentro le maglie della politica. Un incrocio sul quale costantemente occorre confrontarsi e riflettere. Non ci sono dubbi però. Occorre una politica pensata e non pensabile che debba passare attraverso un'idea forte di progettualità culturale, solo così è possibile andare oltre il tecnicismo e l'avanza di una sommersa economia. Solo un discorso serio e ampio sulla cultura può aprire spazi vitali ad una dialettica sulle identità, sulla difesa dei valori e offrire indicazioni che abbiano un orizzonte di qualità. Gli uomini di cultura non possono abbandonare il campo. Perché, in fondo, i beni culturali stessi devono tracciare delle traiettorie per un Paese che sappia guardare al suo futuro con la capacità delle risorse e con la qualità degli investimenti e dei progetti. Sulla questione relativa ai beni culturali abbiamo discusso con il Vice Ministro per i Beni e le Attività Culturali On. Antonio Martusciello. i beni colturali rivestono un ruolo significativo in una politica di sviluppo dell'Italia. La tutela ha la sua particolare importanza ma bisognerebbe guardare sempre con maggiore attenzione alla valorizzazione e alla fruizione. Da questo punto di vista come è indirizzata la politica dei beni culturali dell'attuale Governo? "Per troppi arnni la cultura nel nostro paese è stata intesa come una risorsa di mera rappresentatività ed è stato merito di questo governo far uscire la cultura dalla litografia per darle un carattere trainante, formativo, attrattivo ed economico, inserendo le nostre ricchezze in un contesto di produttività. Ho fatto questa premessa perché, proprio dalla nuova visione della cultura come motore di sviluppo, prende le mosse la politica culturale che in questi anni ha saputo affiancare, a un'attenta opera di tutela, un'intensa attività di valorizzazione". A cosa si riferisce in particolare? "Abbiamo realizzato molte iniziative in favore del turismo culturale, quali il prolungamento degli orari di visita, l'attivazione dei servizi di biglietteria elettronica, con la possibilità di prenotare e acquistare biglietti di ingresso a monumenti, mostre e circuiti museali, la riorganizzazione degli allestimenti e dei percorsi al pubblico, il miglioramento delle condizioni di accesso e di visita per i disabili e i portatori di handicap, su cui è stato fatto moltissimo in questi quattro anni. Quali risultati si sono ottenuti? "I risultati che abbiamo ottenuto sono lusinghieri, se si pensa che il numero dei visitatori nei musei statali è in crescita costante, con un aumento de! 4 nel 2004, che il fatturato del turismo culturale rappresenta un quarto del fatturato complessivo del turismo nazionale e, che nelle città d'arte, si è registrato un aumento di turisti del 5 lo scorso anno. In più, voglio ricordare che, per ciò che riguarda il comparto archeologico, l'Italia ha conseguito un importante primato: è il paese europeo con i siti archeologici più fruibili". Con quale politica dei beni colturali l'Italia si rivolge ai Paesi Europei? "L'Italia è impegnata, con un ruolo di primo piano, nella formazione di una politica culturale comune in Europa. Per questo abbiamo aderito con convinzione alla Dichiarazione di Berlino del novembre 2004 su una politica culturale europea, altrettanto abbiamo fatto con la "Dichiarazione in favore di una carta per l'Europa della cultura", varata a Parigi all'inizio del mese di maggio dai Ministri della Cultura europei, e abbiamo offerto un contributo rilevante alla stesura della "Convenzione Internazionale sulla diversità culturale" dell'Unesco, che sarà sottoposta ad approvazione nel mese di ottobre nel corso dell'assemblea generale". Si parla spesso di specificità proprio nei campo delle cultore... "Il nostro è un impegno che nasce dalla consapevolezza di poter offrire diverse specificità: siamo leader nell 'arte del restauro, estremamente competitivi nel settore dell'archeologia e ci siamo dotati di una legislazione in materia di alta qualità. Partecipiamo a questo processo con l'obiettivo, che riteniamo fondamentale, di dar vita ad un'industria culturale europea". Beni colturali - servizi, comunqne, diventa sempre piò un rapporto importante? "Naturalmente siamo consapevoli che la cultura, da un lato, e i beni ed i servizi, dall'altro, sono realtà a se stanti e che, pertanto, le politiche di liberalizzazione dei servizi, sempre più attuali all'interno del dibattito europeo, debbano avere dei limiti per ciò che riguarda le attività di produzione culturale. Ma questo, comunque, non può essere un alibi per ingabbiarsi nel carattere nazionale delle singole cultore che compongono la realtà europea, ma, anzi, deve costituire un ulteriore stimolo a mettere tale patrimonio al servizio di un obiettivo più ampio, quale appunto la creazione di un'industria europea della cultura capace di far fronte ad una concorrenza agguerrita e di attrarre verso di noi risorse che oggi si rivolgono altrove. E' un percorso che va realizzate incentivando le sinergie e le complementarietà attraverso collaborazioni bilaterali a livello comunitario". L'Italia essendo un Paese dell'Europa Mediterranea resta al centro di una storia frontaliera tra culture diverse. In che modo l'identità del patrimonio storico può unire? "E' un discorso che ci rimanda al proposito di dar vita ad una politica culturale comune europea. La cultura unisce quando la sfida di un'identità culturale continentale viene interpretata in chiave propositiva, quando viene intesa, cioè, come espressione e sintesi di diversità, da cogliere e preservare, in una dimensione, non nazionalistica, ma come patrimonio da mettere al servizio della collettività. Anche di fronte alle attuali difficoltà nell'ulteriore percorso di integrazione europea siamo certi, oggi ancor di più, della necessità di continuare a perseguire tale obiettivo. Ciascun paese, offrendo le proprie irripetibili specificità culturali, può concorrere al meglio alla costruzione di una cultura sempre più mondiale, di una cultura, cioè, che sia strumento e impulso ad una reciproca migliore conoscenza, e fonte di fecondo dialogo fra le diverse culture e civiltà". In una tale situazione il nostro ruolo, proprio nel campo della coltura, potrebbe «vere una sua importanza particolare... "Certo, In questo percorso, lo ripeto, possiamo avere un molo determinante. Non dimentichiamo che l'Italia, è custode di un inconfondibile patrimonio culturale che rappresenta l'80 di quello mondiale e, sotto questo profilo, può offrire davvero molto, in settori di eccellenza, dal restauro, alla conservazione alla promozione del turismo culturale, privilegiando l'utilizzo delie sinergie, delle collaborazioni bilaterali".
Ecco come legare cultura e sviluppo. Intervista al sottosegretario Martusciello
Il rapporto tra politica e cultura è sempre più importante. La cultura è un modello identitario e di sviluppo per i tenitori. Il governo italiano ha realizzato molte iniziative per valorizzare la cultura, come il turismo culturale, il restauro e la promozione del patrimonio culturale. I risultati sono stati lusinghieri, con un aumento del numero di visitatori nei musei e un aumento del fatturato del turismo culturale. L'Italia è impegnata nella formazione di una politica culturale comune in Europa e ha aderito a diverse dichiarazioni e convenzioni internazionali. Il governo italiano ritiene che la cultura possa unire le diverse culture europee e che il patrimonio storico possa essere un'identità unificante.
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