Nella querelle nazionale che sta coinvolgendo i musei civici, per la prima volta ieri la Fondazione ha fatto sentire la propria voce attraverso la presidente Mariacristina Gribaudi. L'occasione è stata fornita dalla risposta inviata ad Adele Maresca che, a capo di ICOM Italia, l'organizzazione che riunisce i più importanti musei, attraverso una lettera aperta aveva attaccato la gestione degli undici musei civici e la loro chiusura fino ad aprile. Nella missiva Gribaudi respinge le accuse ricordando come la Fondazione «fino al 2019 è stata spesso indicata come un modello virtuoso della museografia italiana, autofinanziata al 100 per cento da risorse che non derivano da trasferimenti pubblici e capace di conciliare la sua missione culturale con un'oculata gestione amministrativa». Sarebbe stata «l'emergenza lunga» ad aver spinto il cda a chiudere le porte al pubblico «fino alla fine di marzo, data che potrebbe comunque essere anticipata a fronte di un miglioramento generale della situazione sanitaria della nostra regione». Gribaudi non fa cenno all'assenza dei turisti, principale causa della chiusura indicata dal sindaco Luigi Brugnaro, e indica la possibilità di rivedere le date in caso il contesto sanitario regionale dovesse cambiare. Si tratta di una piccola novità che fa sperare (oltre che per la salute) nella riapertura dei musei invocata da più parti. D'altronde, è ormai ufficiale che le regioni in fascia gialla potranno riaprire le proprie istituzioni museali a partire dal prossimo 16 gennaio, e se il Veneto sarà probabilmente in zona arancione per qualche tempo, non significa che lo debba rimanere a lungo. Gribaudi nella lettera a Icom spiega come le spese fisse di manutenzione (15 milioni l'anno) abbiano convinto il cda a mettere in cassa integrazione l'ottantina di dipendenti di Fondazione (e di conseguenza i circa 400 degli appalti esterni). L'incognita sul futuro e su eventuali ristori per ora non annunciati per il 2021, non permetterebbe altra soluzione, dato che la possibilità di seguire corsi di formazione in questo periodo - «con ristori economici non trascurabili» - sarebbe stata respinta dai lavoratori stessi. «Scenari di fantasia privi di qualunque riscontro con la realtà», replicano Cgil e Uil che ricostruiscono la vicenda in modo diametralmente opposto. Gribaudi risponde anche alle accuse di Icom, di aver sospeso ogni attività di conservazione all'interno dei musei. «I servizi essenziali sono tutti garantiti: sicurezza, conservazione e tutela del patrimonio sono presidiati. Parte dei conservatori e degli amministrativi pur a marcia ridottissima contribuiscono al presidio generale». «Ad oggi lavora il 15 del personale che ha a che fare con amministrazione, appalti e attività finanziate che non si possono del tutto sospendere contrattaccano i sindacati -, lavoro per alcune giornate di 10-11 dipendenti su 76». Nel dibattito si è inserita ieri anche la senatrice del M5S Orietta Vanin, con un'interrogazione parlamentare sulla gestione della Fondazione che presenterebbe «gravi difetti». Confrontando il risultato «con quello delle Gallerie dell'Accademia che dimostrano un sistema di gestione più funzionale e attivo», Vanin si domanda «se non sarebbe più opportuno affidare allo Stato la gestione della Fondazione Musei Civici». Di «fragilità del modello fondazioni» parla anche Adele Maresca. «C'è stato un momento in cui sembrava che tutti i musei dovessero trasformarsi in fondazioni» spiega la presidente di Icom Italia, con una lunga militanza al Mibact. «Poi ci si è accorti che l'intervento dello Stato è fondamentale e credo che questa crisi pandemica abbia messo in luce proprio le debolezze di questo sistema. Nelle fondazioni la gestione ha forma privatistica, ma ricordo che il patrimonio rimane pubblico».