In attesa della conferenza stampa dei carabinieri che oggi dovrebbe rivelare i particolari del recupero della prua della fontana della Navicella sorgono spontanee tre domande cui speriamo oggi sia data almeno parziale risposta. Il primo e più ovvio quesito riguarda il restauro dell'opera attribuita al Sansovino, il grande scultore del Cinquecento attivo a Roma, Firenze, Loreto. Se davvero, come pare, il pezzo asportato, quello che riproduce(ya) il muso di un cinghiale, è stato fatto in pezzi più piccoli (pare per rivenderli) come sarà possibile restaurare la Navicella? Riunire tutte le scaglie di marmo non deve essere un'impresa facile, anche se gli strumenti moderni permettono certamente molte operazioni solo qualche decennio orsono impossibile. Si tratterà, ammesso che sia fattibile, di un'operazione non facile e che probabilmente non arriverà a ripristinare la scultura com'era prima del vandalico attacco. A proposito di vandali, la seconda domanda riguarda le modalità della loro individuazione e, speriamo, della loro cattura. Se davvero, come si dice, si tratta di una banda di balordi che aveva pensato di rivendersi (a chi, poi?) i pezzi della fontana non resta che sperare in una punizione esemplare. Le leggi, si sa, non sono particolarmente dure per chi sfregia il nostro patrimonio artistico, lo testimoniano le sentenze in casi analoghi, come quello della fontana dei Fiumi in piazza Navona. Speriamo solo che stavolta qualche magistrato voglia davvero far capire che non si può assolutamente attentare al patrimonio romano e farla poi franca con un minimo di danno. Resta poi l'ultima, ma non minore, domanda: un museo vivo come Roma ha bisogno, lo constatiamo ogni giorno, di mezzi di sorveglianza eccezionali, di personale più numeroso e di mezzi più potenti. Tutte cose che costano e che il bilancio comunale non può certo assumersi da solo. Ma d'altra parte Roma non è solo dei romani, appartiene a tutta la nazione, meglio a tutto l'umanità. Sarà forse il caso che il nostro governo consideri che un suo intervento aggiuntivo sarebbe non solo benvenuto, ma quasi obbligatorio.