Villa Ebe, la palazzina neogotica costruita nel 1922 a Napoli alle pendici del Monte Echia da Lamont Young, attende ormai da troppo tempo un intervento di restauro e versa in condizioni di degrado. Fa parte del patrimonio del Comune di Napoli che due anni fa aveva deciso di venderla tornando poi sui suoi passi, anche a seguito di sollecitazioni da parte della commissione Urbanistica del consiglio comunale. Tre anni fa Palazzo San Giacomo aveva aggiudicato ad un gruppo di imprese capeggiato da B5 l'adeguamento del progetto esecutivo di restauro, finanziato da fondi regionali, ma ha poi annullato la determina. Dopo una sentenza del Tar Campania, nel 2019 aveva nuovamente assegnato la gara a B5, salvo poi mettere in atto una seconda retromarcia, giustificata dalla sopravvenuta volontà di vendere l'immobile. In autunno ha poi cambiato idea di nuovo ed ha deciso di tenersi Villa Ebe. Intanto, però, dovrà risarcire alla società aggiudicataria tre anni fa dell'aggiornamento del progetto di recupero dell'edificio le spese che essa ha sostenuto per partecipare alla gara. Lo ha deciso il Tar Campania, accogliendo in parte l'istanza dell' impresa. I giudici amministrativi hanno invece respinto il ricorso di B5 per la parte nella quale chiedeva anche ulteriori risarcimenti. Secondo i magistrati la società ha diritto «all'indennizzo limitato alle spese inutilmente sopportate per partecipare alla gara, con esclusione di qualsiasi altro pregiudizio dalla stessa lamentato nella presente impugnativa». La sentenza è stata pubblicata il 5 gennaio, ma la camera di consiglio si è svolta il 21 ottobre, prima che il Comune formalizzasse la decisione di recedere dalla vendita dell'immobile. Resta da capire, ora che Palazzo San Giacomo ha stabilito di tenersi Villa Ebe, se procederà con una nuova gara di appalto o se cercherà una intesa con gli aggiudicatari di quella vecchia. «Su questi aspetti dice Carmine Piscopo, assessore all'Urbanistica nella giunta arancione si deciderà anche sulla base delle indicazioni che arriveranno dall'avvocatura comunale. Io spero solo che si realizzi al più presto l'adeguamento del progetto perché è un passaggio importante per acquisire poi le risorse necessarie ad avviare i lavori indispensabili al recupero dell'edificio realizzato da Young».
Corriere della Sera
7 Gennaio 2021
Napoli. Villa Ebe, il mancato restauro costa
FA
Fabrizio Geremicca
Corriere della Sera
La palazzina neogotica Villa Ebe, costruita nel 1922 a Napoli, attende un intervento di restauro. Il Comune di Napoli aveva deciso di venderla, ma poi ha cambiato idea. La società B5, aggiudicataria della gara di appalto per il restauro, dovrà risarcire il Comune per le spese sostenute per partecipare alla gara. Il Tar Campania ha deciso di accogliere in parte l'istanza di B5 e ha respinto il ricorso per ulteriori risarcimenti. Il Comune ha stabilito di tenersi Villa Ebe e si deciderà sulla base delle indicazioni dell'avvocatura comunale se procederà con una nuova gara o cercherà un'intesa con B5.
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