Dopo Vittorio Sgarbi, la parola sull'Ara Pacis passa al vice ministro per i Beni culturali, Antonio Martusciello. Sue le riflessioni contenute in una lettera aperta indirizzata al sindaco Walter Veltroni. «Caro Sindaco... credo che, al termine di questa lunga e travagliata vicenda, possa essere utile riflettere su ciò che è successo per poterne trarre insegnamenti per il fu turo». Martusciello ricorda che sono passati 8 anni da quando l'allora sindaco Rutelli affidò all'architetto Meier il compito di trovare un'alternativa allastruttura dell'Ara Pacis. Con il risultato di aver speso una fortuna per inaugurare, il 23 settembre, soltanto la nuova teca che copre l'altare. Martusciello non entra nei meriti estetici. Si limita ad osservare le incongruenze dei lavori, «prima l'architettura e poi l'urbanistica» , tenendo conto che «piazza Augusto Imperatore deve essere ripensata». Da evitare l'errore di «indulgere al pregiudizio ideologico», scrive riferendosi all'atteggiamento che ispirò Rutelli «affascinato dall'idea di cancellare una discutibile opera dell'era fascista». Il vice ministro ricorda a Veltroni che bisogna fare attenzione «ad individuare le priorità e a lavorare con rigore a progetti realistici perché un'inadeguata progettazione può portare a revisioni in corso d'opera con conseguente lievitazione dei costi». «Se, fin dall'inizio dell'intervento», conclude Martusciello, «il Comune avesse lavorato di concerto con Soprintendenze e Ministero, e si fosse avviato un confronto continuo, probabilmente l'opera sarebbe stata completata prima e meglio».