Non è proprio una novità. La famiglia Boncompagni Ludovisi, nella sua storia, ha sempre litigato. Figuriamoci se di mezzo c'è una eredità valutata 470 milioni di euro. Tutto parte dal patriarca, il principe Nicolò Boncompagni Ludovisi, erede di un paio di papi (Gregorio XIII Boncompagni e Gregorio XV Ludovisi), ma soprattutto ultimo gestore di un patrimonio sconfinato: solo la lottizzazione delle proprietà di famiglia a Roma tra villa Borghese e la stazione Termini ha fatto nascere il «rione Ludovisi» e l'intera via Veneto. Quella villa non c'è più, spazzata via dalla fame speculatrice della capitale del giovane Regno d'Italia a fine '800, ma quel che ne è rimasto, il Casino dell'Aurora, ospita affreschi del Guercino e l'unico che Caravaggio abbia mai realizzato. Il principe Nicolò è morto l'8 marzo 2018, lasciando la terza moglie Rita, originaria del Texas, e i tre figli del primo matrimonio Francesco Maria, Ignazio Maria e Bante Maria, nati dal primo matrimonio con Benedetta Barberini Colonna di Sciarra. Tra le due mogli ce n'è stata una terza, la russa Ludmila, eletta Lady Roma 1997, ma questa è un'altra storia. La lite attuale oppone l'ultima moglie e i tre figli. Tutto sarebbe partito dal 1991 con un prestito di 141 milioni di lire dei figli al padre, 47 milioni a testa, che non sarebbero stati restituiti e avrebbero portato a una causa civile e poi a una donazione del principe a due di loro, Francesco Maria e Ignazio Maria (un terzo ciascuno di Villa Aurora e tenendo per sé il rimanente terzo). Ma su questi atti pende un'opposizione di Bante Maria, rimasto escluso. Successivamente Nicolò ha scritto il testamento, col quale annullava le donazioni e lasciava alla moglie Rita il 50 del patrimonio, e l'altro 50 ai tre figli. Ora la vedova ha citato in giudizio i tre «rampolli» Boncompagni Ludovisi sulla validità del testamento e degli atti di donazione precedenti. L'entità della contesa è stata stimata dallo storico dell'arte Alessandro Zuccari, nominato dal Tribunale di Roma. Dal Casale San Paolo sulla via Tiberina al gioiello del Casino dell'Aurora. Il ministero dei Beni culturali ha vincolato il bene dal 1987 come monumento di valenza nazionale. Proprio nei giorni scorsi la Soprintendenza speciale di Roma ha inviato quattro funzionari a fare un sopralluogo per valutare le condizioni dell'edificio. Infiniti anche i guai sofferti dai figli: il maggiore è stato accusato nel 1992 per una storia di carte di credito clonate e di recente in Austria. Bante Maria ha dovuto difendersi per sei anni dall'accusa di aver rubato 300 chili d'olio di oliva, che erano suoi. L'americana Rita Jenrette, attrice e agente immobiliare, sarà un avversario serio: prima di sposare il principe nel 2009, negli Usa è stata moglie di un deputato democratico coinvolto in uno scandalo per tangenti, ha fatto un famoso servizio fotografico per Playboy, rivista a cui raccontò di avere fatto sesso con quel primo marito a Washington sui gradini del Campidoglio. Per celebrarla c'è una compagnia teatrale americana che si chiama Capitol Steps, gradini del Campidoglio. Appunto. Il destino di quel che resta dell'incantevole villa Ludovisi decantata da Stendhal, Goethe, Eliot, Gogol' dipende anche da questa lite. Compreso lo scandaloso Plutone affrescato da Caravaggio sul soffitto del piano nobile, con il sesso in primo piano. Nel 2010 proprio il principe Nicolò, confessò al Corriere: «Neppure io sapevo che esistesse. Ricordo che da piccolo attraversavo tutti i giorni il camerino per andare a trovare il nonno, ma il soffitto era ricoperto di fuliggine, era impossibile distinguere le figure».
Corriere della Sera
31 Dicembre 2020
I figli del principe contro la moglie. La lite per l'eredità da 470 milioni
PA
Paolo Fallai
Corriere della Sera
Il principe Nicolò Boncompagni Ludovisi, erede di un patrimonio valutato 470 milioni di euro, è morto nel 2018. La sua eredità è oggetto di una lite tra la sua vedova Rita e i suoi tre figli. La lite inizia dal 1991 con un prestito di 141 milioni di lire dei figli al padre, che non sono stati restituiti. Il principe ha scritto un testamento che annulla le donazioni e lascia la metà del patrimonio alla moglie Rita e l'altra metà ai tre figli. La vedova ha citato in giudizio i figli sulla validità del testamento e degli atti di donazione precedenti.
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