Due di una serie di tredici sculture in bronzo dorato raffiguranti i dodici apostoli e il Cristo benedicente sono tornate «a casa», al Castello di Buonconsiglio a Trento. E da ieri la mostra che le racconta è in video, 12 puntate dal Castello del Buonconsiglio su Facebook, Instagram, Youtube, accompagnati dal curatore. L'intera composizione dei bronzi si trovava al Castello del Buonconsiglio di Trento, nella residenza dei principi vescovi. Non è certo quale vescovo l'abbia acquisita, probabilmente uno dei Madruzzo, intorno al 1620. Nel 1803, quando il Principato vescovile fu abolito, i bronzi facevano ancora parte delle collezioni del Buonconsiglio. Che cosa è accaduto? Fino al 5 aprile 2021 gli affascinanti sospesi di questa vicenda, i cui fili intrecciano la grande storia a quella locale, sono raccontati nella mostra Gli apostoli ritrovati. Capolavori dell'antica residenza dei Principi vescovi , curata da Giuseppe Sava, docente all'Università di Trento. Visitabile online attraverso i video. Organizzata dal Buonconsiglio con la collaborazione della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia di Trento, la mostra porta nel vivo del fortunato ritrovamento sul mercato antiquario di due apostoli: San Paolo e San Filippo. Lo fa con i video e gli approfondimenti disponibili sui canali social. «Agli inizi dell'Ottocento, alcuni dei bronzetti vengono acquistati dal conte Simone Consolati, personaggio di spicco nel panorama culturale provinciale del tempo, che li colloca nella sua residenza, Villa Consolati, sulla collina di Trento racconta Sava -. Qui rimangono per tutto il secolo, e nel 1875, proprio per il loro pregio, sono presentati a Trento all'Esposizione regionale d'Agricoltura e delle Industrie». Vendute intorno al 1920 dai Consolati, le sculture vanno disperse, una parte raggiunge l'oltralpe attraverso un antiquario di Merano, ma due devono essere rimaste escluse da questa operazione, e sono quelle che Sava ha ritrovato sul mercato antiquario milanese. «Ho avuto modo di collegare i due apostoli alla serie dispersa grazie alla foto storica scattata da Giuseppe Brunner nel 1905, che raffigura otto statuette. Negli anni la serie si era infatti rarefatta, ma l'immagine ha reso possibile l'individuazione dei due pezzi rappresentanti San Paolo e San Filippo, che chiudono il gruppo alle due estremità». San Paolo, a sinistra appare con il libro e la gestualità della sua mano allude a una spada forse perduta, mentre san Filippo è accompagnato dalla croce, simbolo del suo martirio. «Lo stile raffinato delle sculture riporta nel clima culturale del tardo manierismo veneziano, ho individuato gli autori nei Roccatagliata, di origine genovese: il padre Nicolò e il figlio Sebastiano, seguaci o allievi di Alessandro Vittoria. L'incontro con Vittoria avvenne probabilmente a Venezia», prosegue il curatore. I Roccatagliata non erano solo scultori ma anche orefici e ciò spiega «l'amore per il dettaglio virtuosistico dei bronzetti, la lavorazione raffinata dei panneggi, l'ornato con frange che bordano gli orli dei panni. La doratura luccicante, inoltre, ne accresce la preziosità». I due apostoli in mostra nella sala del Torrion da Basso del Buonconsiglio sono alti circa ventitre centimetri, piccoli tesori da collezione destinati a stare negli studioli e nelle cappelle private di committenti di rango. Appaiono al centro di una mostra dossier, mentre attorno è ricostruito il contesto storico-artistico all'insegna dei collegamenti con la grande scultura veneziana del momento, in particolare quella di Alessandro Vittoria. Lo scultore trentino è rappresentato da un busto marmoreo che raffigura il nobile veneziano Lorenzo Cappello, opera donata alla città di Trento nel 1830, appartenente al patrimonio del Buonconsiglio. Insieme ai due apostoli, dei Roccatagliata si possono ammirare altre due opere: da un lato la Venere che castiga amore, un bronzo di soggetto profano. Il secondo soggetto è invece sacro: una croce astile proveniente da Venezia.