Se fosse stato acquistabile per canali «legali» questo orologio sarebbe arrivato a costare cifre a sei zeri. Ma non era acquistabile: era infatti il prezioso orologio a pendolo della Torre del Quirinale, un pezzo dell'Ottocento che era stato trafugato intorno agli anni Settanta. Ieri i Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (Tpc), coordinati dalla Procura di Vercelli, ne hanno annunciato il ritrovamento, dopo settimane di indagini sotto copertura. Denunciate tre persone. «È un piccolo regalo di Natale in un momento così duro», commenta il comandante Roberto Riccardi. Che racconta nei dettagli la storia di questo furto d'arte a lieto fine: «Realizzato dall'artista Mariano Trevellini su commissione del papato di Pio IX per il Palazzo del Quirinale, l'orologio è rimasto nella sua collocazione originaria, sulla torre del palazzo, dal 1854 al 1961». Poi la decisione di spostarlo nell'allora neonato Istituto Tecnico Industriale «Armellini», perché qui sarebbe dovuto nascere un museo dell'orologio. «Che però non ha mai visto la luce continua Riccardi poiché negli anni Settanta il progetto è stato scavalcato dall'interesse per l'informatica. L'orologio è finito in un magazzino. Però, evidentemente, c'era qualcuno che conosceva il suo valore». Così il pezzo viene rubato, arriva a Bologna e qui viene diviso in due parti, il quadrante e il meccanismo. Modus operandi abbastanza usuale e certamente più redditizio per chi deve rivendere opere d'arte di provenienza illecita. Poi, così scomposto, letteralmente l'orologio «si divide» tra Milano, dove arriva il quadrante, e la provincia di Firenze, dove viene invece venduto il meccanismo. «Qualche settimana fa abbiamo ricevuto le prime informazioni spiega Riccardi e così abbiamo attivato l'operazione sotto copertura». Qui entrano in gioco i carabinieri esperti d'arte che si infiltrano in questi ambienti. In particolare un militare di Roma che ha una vasta conoscenza nel mondo degli orologi antichi. In sintesi i Carabinieri hanno stretto amicizia con i collezionisti che avevano comprato i due pezzi, sia a Firenze che a Milano, e hanno ottenuto le informazioni che servivano per ricostruire non solo il furto ma anche l'immagine «intera» dell'orologio diviso in due, che mancava dal Quirinale da sessant'anni. «All'intervento conclude Riccardi , seguito a indagini del Nucleo Tpc di Torino, hanno collaborato quelli di Monza, Firenze e Bologna». E adesso? Prima di tutto il pendolo finirà nel caveau della sede dei carabinieri Tpc a Trastevere. E poi, probabilmente, tornerà a casa.