«La Badia di Settimo rappresenta uno dei punti di riferimento della cultura europea. Cercheremo di dare il nostro contributo per il suo pieno recupero». Un impegno importante quello del ministro ai Beni culturali, Rocco Buttiglione, arrivato ieri pomeriggio a Badia a Settimo per una visita lampo all'abbazia millenaria. Una visita che si è conclusa con la volontà di intervenire per ridare unità a una struttura separata dai tempi di Napoleone. «L'abbazia - ha dichiarato il ministro Buttiglione al nostro giornale - è stata la culla della cultura europea, e un faro della cristianità antica ai tempi del movimento monacale. In questi anni è stato svolto un eccellente lavoro per il recupero della struttura. Siamo al corrente della volontà di riunire questo patrimonio inestimabile di tradizione e antico sapere. Vedremo in quale modo il ministero potrà intervenire per andare in questa direzione». Ad accogliere il ministro Buttiglione. il parroco di Badia a Settimo, che in questi anni sta conducendo una campagna per il recupero completo della struttura. L'abbazia prima cluniacense, poi gestita dai monaci cistercensi arrivati da San Galgano, è stata nel medioevo un punto obbligato di passaggio per i pellegrini in viaggio verso Roma e da Roma sulla rotta per Santiago de Compostela. Grandi i personaggi che vi ruotarono intorno. Nel 1294 il procuratore della Badia era ser Petraccolo di San Parenzo dell'Incisa, il notaio padre di Petrarca. Agli inizi del 1300 la reputazione dei frati di Settimo era tanto solida che la Repubblica fiorentina accordò loro protezione, e si avvalse anche della loro opera, ed loro esperienza. Nel 1308, un incarico di grande prestigio venne assegnato ai conversi della Badia: la custodia del sigillo della Repubblica, ossia il segno che rappresentava giuridicamente, in tutte le sue manifestazioni di volontà, l'autorità dello Stato. I monaci divennero i pagatori delle maestranze durante la costruzione del Palazzo della Signoria, delle mura a Porta San Gallo e a Sant'Ambrogio. Per un certo periodo ad un converso della Badia fu addirittura affidato il compito di far da guardiano ai leoni che Firenze, quali simboli del suo prestigio e della sua grandezza, allevava in carne ed ossa. Oggi è il momento di restituire il complesso alla collettività, per valorizzare un monumento unico per integrità, fascino, e ricchezza di tesori.