UDINE. Si fa in discesa la strada che darà il via libera al trasferimento delle 36 caserme dismesse ai Comuni della nostra regione e delle competenze in materia di promozione e valorizzazione, anche turistica, dei beni ambientali, culturali e archeologici. E' quanto emerso ieri nel corso della riunione romana della Paritetica. Tutto è stato comunque rinviato a lunedì della prossima settimana, quando la Paritetica si riunirà nuovamente. Sulla vicenda dei beni culturali - spiega Renzo Travanut - la delegazione del governo è arrivata all'incontro con posizioni non contrarie al testo anche perché si è scoperto che il veto annunciato era frutto di incomprensioni tecnico-giuridiche e non di veti politici, «anche se questo palesa un orientamento abbastanza centralista». In settimana si riunirà un altro tavolo tecnico per dirimere gli equivoci che il governo aveva evidentemente intravisto nel testo del decreto legislativo. Al governo interessa mantenere la tutela dei beni ambientali, ma il resto può essere demandato alla Regione (promozione e valorizzazioine in primis). Quanto alle caserme, l'argomento non era iscritto all'ordine del giorno. Ciò nonostante si sarebbe potuto arrivare alla forma se non fosse mancato il numero legale per l'assenza di due su tre dei rappresentanti del governo (la Landucci era stata convocata dal ministro Siniscalco, mentre il professor Ladu si trovava all'estero). «Quando la Paritetica si riunirà, il prossimo lunedì, darà il via libera definitivo a due provvedimenti importanti: quello per il trasferimento dei 36 immobili che lo Stato dismetterà a favore della Regione e questa poi a Comuni e Province, e quello per il passaggio di competenze sui Beni culturali. L'incontro di ieri, intanto, è stato rilevante per chiarire la situazione e capire che non esistono questioni pregiudiziali da parte dello Stato, ma solo alcune perplessità tecniche, che sono state prontamente precisate», con ferma ilpresidente della Provincia di Udine, Marzio Strassoldo. Quanto al primo provvedimento - insiste - si è preso atto che il parere del Consiglio di Stato non pone alcun ostacolo al varo, che è stato rinviato alla prossima riunione. «Si potrà pertanto prendere finalmente una decisione tanto attesa dagli enti locali. Per quanto riguarda i beni culturali, poi, sono state prese in considerazione alcune perplessità da parte del Ministero, che non nascono da posizioni pregiudiziali, come detto, ma da obiettivi problemi di formulazione del provvedimento, secondo quanto previsto dal Codice dei Beni culturali e dalla riforma del titolo V della Costituzione». Lunedì con l'approvazione dei due relativi provvedimenti commenta il presidente del consiglio regionale, Alessandro Tesini - troverà finalmente soluzione un iter iniziatosi, nel caso dei beni militari dimessi, oltre tre anni fa e nel quale, certamente, il governo nazionale non ha brillato per tempestività, sensibilità e attenzione. Attenzione scarsamente dimostrata anche oggi all'incontro della Commissione al quale era presente uno solo dei tre rappresentanti governativi. Infine, il varo di una sorta di «codice regionale dei beni culturali» è stato sollecitato ieri dal consigliere regionale Giorgio Baiutti (Sdi). «La Regione - ha detto Baiutti - rivendica giustamente maggiori competenze nella gestione e valorizzazione dei beni culturali. In questo senso - ha aggiunto - non si possono non condividere le prese di posizione del componente della Commissione paritetica Renzo Travanut che denuncia una retromarcia del Ministro rispetto agli impegni che già erano stati assunti. Anche il Friuli Venezia Giulia - ha sostenuto Baiutti - deve tuttavia fare la sua parte dotandosi di una nuova legislazione in materia. Una sorta di codice regionale dei beni culturali - ha spiegato - che punti alla rivisitazione di una pluralità di disposizioni normative datate, risalenti alla seconda metà negli anni Settanta ed ai primi del decennio successivo».