La DARC, Direzione generale per l'architettura e l'arte contemporanea del ministero per i Beni e le Attività Culturali e la regione del Veneto hanno organizzato al MAXXI- Museo nazionale delle arti del XXI secolo, una giornata di studio sul tema «Il restauro delle opere di Carlo Scarpa». E ieri all'interno del convegno la notizia, data dal direttore generale della Darc del ministero dei Beni-attività culturali, Pio Baldi, che entro i primi mesi del 2006 sarà inaugurato in Veneto, forse a Treviso, il Centro Carlo Scarpa, che custodirà gran parte dell'Archivio del grande architetto, acquisito dallo Stato nel 2001 per quattro miliardi di lire. «Si tratta - ha detto Baldi - di una soluzione alle polemiche, nate dopo l'acquisizione, per la destinazione dell'archivio, che la Regione Veneto intendeva mantenere». Attualmente, invece, le 31.400 unità documentarie (tra disegni, schizzi, tavole, foto diapositive, videocassette, pubblicazioni, schedari raccolti dal 1927 al 1978) che costituiscono l'Archivio, sono conservate a Roma (al Centro di documentazione degli Archivi di di architettura presso il Museo Andersen) e nell'Archivio di Stato di Treviso. E proprio qui dovrebbe sorgere il nuovo Centro. «È una delle ipotesi prese in considerazione», ha detto Baldi, in quanto avrebbe molti dei requisiti necessari. È di proprietà dello Stato, ma al tempo stesso si tratta di un'istituzione regionale e inoltre l'edificio è già esistente. «Si tratta di una soluzione più che di un compromesso», ha precisato Baldi sottolineando le sinergie che al di là delle polemiche si sono create dopo l'acquisizione. La Regione Veneto «ha messo a disposizione risorse abbondanti», mentre altre, «più limitate provengono dalla Darc», che però ha investito quattro miliardi per acquisire l'Archivio e mantenerlo in Italia (Tobia Scarpa, figlio dell'architetto, aveva ricevuto offerte da una fondazione americana). Inoltre, nel 2002 è stato istituito dal Ministero dei Beni-attività culturali e dalla Regione Veneto il Comitato paritetico per la valorizzazione dell'intero patrimonio di Carlo Scarpa, che, ha detto Baldi, «si fonderà nel nuovo Centro». Lì, probabilmente a rotazione, sarà conservata una parte delle opere, «consultabili da esperti con molte credenziali», visto che si tratta di materiali molto delicati. Gli altri potranno contare sull'Archivio informatico, già digitalizzato per il 20-30 del totale (le opere della Biennale e poi sarà la volta della Toma Brion), che sarà ultimato in 8-10 anni. Intanto, al convegno romano si è voluto anche affrontare il tema della conservazione e del restauro del contemporaneo: sul tavolo numerosi problemi tecnici che devono essere affrontati sistematicamente con studi, ricerche ed interventi mirati ad individuare soluzioni efficaci e durevoli. In questo senso, le opere di Carlo Scarpa, rappresentano un caso emblematico. La raffinatezza delle sue soluzioni, la ricerca sui materiali, l'uso della luce e dell'acqua e le diverse tecniche costruttive forniscono un eccezionale banco di prova per definire le modalità di intervento per contrastare il degrado rispettando l'originale. Si analizzerà il caso delicato della Tomba Brion a San Vito di Altivole, l'opera che ha impegnato l'architetto nell'ultimo decennio di vita. Verranno anche presentati e discussi i risultati del «Seminario internazionale sul restauro architettonico», organizzato dal centro CISA Palladio nel giugno 2004 a Vicenza e nel cimitero di san Vito di Altivole. L'iniziativa ha fornito una prima valutazione dettagliata dello stato di degrado degli edifici e ha permesso di approfondire, attraverso la discussione teorica e l'indagine diretta sul monumento, gli aspetti progettuali, esecutivi e materiali dell'opera.