Per la prima volta effettuati nel fiume rilievi di tipo geomorfologico È il Tevere l'ultima frontiera dell'archeologia, l'ultimo sottosuolo sommerso da esplorare. Il grande contenitore che tutto trasporta, storia, foglie, rottami, macerie, tesori. Misteri da disvelare pezzo a pezzo, colonne romane, reperti, relitti, resti di antiche fondazioni, imbarcazioni, forse addirittura quello che resta del mitico Ponte di Nerone. Il fiume come terreno di indagine archeologica è una scatola nera che apre scenari fascinosi almeno quanto gli scavi del professor Andrea Carandini al Foro Romano o al Palatino. Grazie ad una tecnica sperimentata per la prima volta in Italia, e con pochi precedenti nel mondo, sono stati condotti nel "biondo fìume" rilievi di tipo geomorfologico, gli stessi sperimentati in ambiente marino (ad esempio, per individuare negli abissi le carcasse degli aerei). Risultato: una miniera di informazioni, profili, contorni che potrebbero rivelarsi straordinarie sorprese. I rilievi sono stati condotti dall'Ufficio idrografico e Mareografico regionale, dall'Autorità di bacino del Tevere, e con la consulenza scientifica della Facoltà di ingegneria della Sapienza. Domani l'assessorato regionale all'Ambiente, che ha diretto e guidato le ricerche, mostrerà le fotografie e farà il punto sulle scoperte in una conferenza stampa convocata al Circolo Cannottieri Aniene. A quanto pare quelle più interessanti sono state fatte a monte di Castel Giubileo e in località Capo due rami, punto in cui il fiume biforca e punta verso la foce, anticamente molto più vicina al mare. I rilievi consentono di distinguere gli elementi naturali da quelli artificiali. Mostrano i resti di numerosi relitti affondati. Una grande imbarcazione, impossibile al momento da datare, sarebbe stata localizzata non distante dall'oasi di Nazzano. Poco oltre i resti di manufatti, plinti di antiche fondazioni e forme cilindriche in tutto simili a colonne. I rilievi consentiranno in futuro interventi anche di carattere ambientale. Ma il lavoro di ispezione in acque basse apre nuovi orizzonti soprattutto sul fronte della sicurezza. L'Autorità di bacino ne trarrà conseguenze di carattere idraulico e idrogeologico. In un'ansa del fiume sono accatastati da anni i resti di centinaia e centinaia di alberi, tronchi che hanno seguito e che ormai determinano il flusso del fiume. Sul fondo, ancorati al mistero e indifferenti alle correnti, i tesori dell'antichità.
Il Messaggero
20 Settembre 2005
II Tevere "rivela" i suoi segreti
CL
Claudio Marincola
Il Messaggero
L'Ufficio idrografico e Mareografico regionale, l'Autorità di bacino del Tevere e la Facoltà di ingegneria della Sapienza hanno condotto rilievi di tipo geomorfologico nel fiume Tevere per la prima volta. Questi rilievi consentono di distinguere gli elementi naturali da quelli artificiali e hanno rivelato numerosi relitti affondati, tra cui una grande imbarcazione impossibile da datare. I rilievi hanno anche rivelato resti di antiche fondazioni, colonne e forme cilindriche simili a colonne.
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