Dall'alto delle Piramidi ci guardano quaranta secoli di storia, diceva Napoleone. Dal basso, le guarderanno presto milioni d'automobilisti in coda. Una delle più inquinate e intasate megalopoli del globo, il Cairo, ha pensato bene di risolvere (male) il problema del traffico. Con due grandi autostrade, una direzione Nord e l'altra direzione Sud, che taglieranno in tre la più cartolinata delle Piane, quella di Giza. Fra l'antico padre Nilo e l'antichissima Menfi. Nel deserto che più di 4mila anni fa diede l'argilla per costruire le tombe dei Faraoni. Dove gli archeologi giurano ci sia ancora da scavare tantissimo. È la nuova, grande opera del generale Abdel Fattah al-Sisi. L'ultima tentazione nasseriana di rifare la storia dell'Egitto. Ma con le galere (vedi il caso Zaki), le storie nere (la morte di Regeni) e le betoniere: costruendo una nuova capitale a 20 chilometri dai 20 milioni di cairoti, ampliando il Canale di Suez, litigando sulle dighe coi vicini etiopi, ora stringendo nell'asfalto le ultime, e uniche, sopravvissute fra le antiche Sette Meraviglie del mondo. Non sappiamo come le costruirono, PiramidiSfinge, però possiamo immaginarci come le distruggeranno: già corrose da uno smog impossibile e da un'incontenibile espansione edilizia, saranno segate da due nastri a otto corsie. Che passeranno l'uno a 2,5 km dalla tomba di Cheope, l'altro fra la piramide a gradoni di Saqqara, la più antica, e la necropoli di Dahshur, dove ci sono la Piramide Rossa e quella romboidale di Snefru. «L'integrità della Piana andrà distrutta», dice un anonimo archeologo egiziano, come gli altri spaventato dalle rappresaglie del regime: «Le autostrade copriranno siti archeologici inesplorati, produrranno rifiuti, esporranno ancora di più i monumenti a saccheggi e vandalismi». «Storie», replica il segretario del Consiglio archeologico nominato dal governo, Mustafa al-Waziri: «Saranno costruite con cura, avremo bus elettrici per non inquinare, i nuovi collegamenti ridurranno enormemente il traffico. E poi le strade attuali, sempre strapiene, sono molto più vicine alle Piramidi delle future autostrade». La Piana di Giza non è naturale: fu sbancata dagli antichi egizi che la vollero elevata, tanto da chiamarla l'Orizzonte di Cheope, il Sotto del Dio o anche il Vicino dell'Alto. Architetti e agrimensori ne studiarono l'orientamento coi punti cardinali, decisero la disposizione delle tombe secondo le costellazioni. Nel 1990 ci aveva già provato Hosni Mubarak, la protezione Unesco e le proteste internazionali lo fermarono. Al Sisi ha ordinato le nuove bretelle lo scorso anno, ma i cantieri all'inizio sono rimasti top secret e invisibili. A marzo, nel lockdown, le ruspe sono comparse nei siti archeologici. Lavorando indisturbate: il Covid ha fatto perdere al turismo egiziano sette miliardi di dollari, le 9mila guide disoccupate prendono 32 dollari al mese di sussidio statale e a Giza, dove una volta c'era una media di 50 comitive all'ora, nell'ultima settimana s'è visto un solo gruppo. Erano russi. Hanno fotografato dalla strada. Senza nemmeno scendere dal pullman.