Al convegno sulla tutela dei tesori d'arte anche il ministro Buttiglione: "Al Maggio avrei preferito evitare il commissario" IL MINISTRO vola alto. Solo sulle vicende del Maggio musicale fiorentino, il ministro dei Beni culturali Rocco Buttiglione ieri in visita Firenze, si è rammaricato, rivelando che non desiderava «l'intervento traumatico di un commissariamento», augurandosi quindi che questa fase, «vista l'impossibilità di trovare un accordo per il Cda» sia un processo rapido e che «il Maggio torni presto nelle mani dei fiorentini». La giornata di Buttiglione è iniziata con l'inaugurazione della mostra a Palazzo Medici Riccardi dedicata alla figura di Alcide De Gasperi, presentata dal senatore a vita Giulio Andreotti, ed è stata l'occa-sione per discutere sull'eredità politica dello statista democristiano. E' proseguita poi con sopralluogo ai restauri della chiesa di Badia a Settimo, prima di intervenire al convegno sul tema dei «Cento anni di tutela» dei Beni culturali in corso nel salone della Biblioteca Magliabechiana agli Uffizi, organizzato dalla Fondazione Spadolini Nuova Antologi a. Tra storia e riflessioni sull'approvazione del primo regolamento organico di tutela in Italia nel 1904, il convegno dopo i doverosi riferimenti a Giovanni Spadolini, protagonista della nascita del ministero dei Beni culturali nel 1975, è entrato nel merito del nuovo Codice varato da Urbani, ormai approvato un anno mezzo fa. E chi si aspettava che il ministro Buttiglione entrasse nel merito dei lavori dei Nuovi Uffizi o dell'affaire Loggia Isozaki, è rimasto deluso: «Non parlo di cose fiorentine» ha ribadito per ben due volte il ministro, passando la parola al soprintendente Antonio Paolucci. «C'è un progetto, ci sono i soldi, dopo Natale apriremo i cantieri, intanto facciamo gli Uffizi e della Loggia Isozaki se ne riparla poi» ha sentenziato il soprintendente. Di cosa si è discusso al convegno? Di tutela, fruizione e valorizzazione del nostro patrimonio artistico, tema tra l'altro del convegno, su cui era già intervenuto il direttore della Scuola Normale di Superiore di Pisa, Salvatore Settis (che tra l'altro ha fatto parte e fa ancora parte della commissione consultiva del ministero) affrontare il tema ancora aperto della riforma Urbani. «Il Codice è stato uno sforzo eroico - ha dichiarato Settis- perché c'era bisogno di mettere ordine in una materia confusa dal Titolo V della Costituzione che aveva diviso le competenze tra gestione e valorizzazione dei beni culturali tra Stato e Regioni. Non c'è per ora una risposta unica sul fatto se il nuovo Codice funzioni o meno, di certo dovrà essere corretto e migliorato». Gli errori? Secondo Settis, «quello tecnico relativo al meccanismo del silenzio-assenso sull'alienazione dei beni del nostro patrimonio, a cui si aggiunge il rischio più grave, che ogni 2 o 3 mesi una nuova legge cambiagli articoli del Codice, ribaltandoli, ad esempio nel caso della depenalizzazione dei reati contro il paesaggio». Altro problema, non da poco, lo svuotamento delle soprintendenze, organismi tecnico-scientifici deputati alla gestione della tutela. «L'età media dei funziona-ri è di 54-55 anni, tra dieci anni non si sarà più nessuno in grado di far funzionare il Codice» ha dichiarato Settis, puntando il dito sulla necessità di ripensare«ad un modello di agenzia o fondazione non sottoposta alle scelte del potere politico locale». Infine il ministro nel suo intervento ha puntualizzato la necessità di garantire una buona fruizione dei nostri beni artistici, prima ancora di parlare di valorizzazione, in modo da garantire davvero «l'esperienza estetica» ai visitatori. Un compito affidato al rapporto con la scuola, ai servizi, ai musei più sicuri. Senza anatemi sull'eventuale aumento del costo dei biglietti di ingresso nei musei, ha sottolineato Buttiglione (in contrasto con la posizione di del soprintendente Paolucci), «se l'aumento serve a pilotare e smistare in modo intelligente la presenza dei visitatori».