«Se la soprintendenza non ci farà utilizzare l'ingresso da via dei Bardi, ridaremo tutto allo Stato cosìcom'è. Parco e villa». Perde il suo inconfondibile selfcontrol, l'avvocato Edoardo Speranza vicepresidente dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze che, nell'operazione Bardinì, ha investito qualcosa come tredici miliardi di vecchie lire. «Non avremmo mai preso la concessione per il costosissimo intervento, se non ci fosse stata garantita la possibilità di utilizzare l'ingresso al giardino da via dei Bardi anziché da Costa San Giorgio... tuona l'avvocato Speranza Tanto più che adesso i lavori alla villa, appena iniziati, bloccheranno l'accesso da Costa San Giorgio per molto, molto tempo, mentre le visite al Giardino Bardini potrebbero iniziare fra meno di un anno». Ma c'è dell'altro: «In caso di risposta negativa, l'Ente Cassa di Risparmio orienterà la propria attività e i propri finanziamenti verso altre città, verso altri comuni, anche fuori dalla Toscana», conclude perentorio Edoardo Speranaza. Motivo della neanche tanto velata minaccia, gli ostacoli che rischiano di far slittare a oltranza la sospirata apertura al pubblico del parco Bardini, un polmone verde di quattro ettari a ridosso del centro di Firenze, fino ad oggi mai messo a disposizione dei comuni mortali. Nonostante i tempi siano stati rispettati sul fronte del recupero del parco,sono ancora in fase di definizione dettagli di non poco conto come il posteggio per le auto e l'ingresso per i visitatori. Le difficoltà sono state evidenziate dalla fondazione«Parchi monumentali Bardini e Peyron», che gestisce il parco e la villa che vi ha sede, promossa dall'Ente Cassa di Risparmio di Firenze: il vicepresidente, Edoardo Speranza, insieme al direttore dei restauri del parco e all'architetto Maria Chiara Pozzana, ieri mattina affacciandosi alla splendida terrazza che domina Firenze (nella foto)hanno ricordato che la fondazione sta investendo un cifra da capogiro(suddivisa metà per il parco e metà per la villa) ma che ora teme il blocco del progetto. Progetto che, oltre al recupero del giardino monumentale, prevede la realizzazione di una tea house nelle torrette del belvedere del giardino e di un piccolo anfiteatro per spettacoli e concerti.«Inoltre, nel giro di un anno, potrebbe essere pronto un itinerario turistico che dal museo Horne salga qui al parco Bardini, poi fino al Forte Belvedere e quindi a Boboli e Porta Romana sospira Edoardo Speranza Ma senza ingressi non si può fare nulla». «Il Comune dovrebbe affrettarsi nell'agevolare la costruzione di un posteggio di servigio ribadisce il vicepresidente dell'Ente Cassa mentre aspettiamo dalle Soprintendenze l'ok per poter realizzare l'ingresso per i visitatori. Sono lavori indispensabili per una buona fruizion del giardino». Per accedere al parco esiste un altro accesso, ma non sarà praticabile fin quando rimarrà aperto il cantiere per il restauro della villa, un intervento che non sarà concluso almeno fino al 2005. L'intervento di restauro del parco, diretto chi Maria Chiara Pozzana, ha permesso di recuperare l'antico frutteto toscano (che racchiude 52 diversi tipi di piante da frutto), di mettere a dimora varietà di essenze, fiori e piante (tra cui quelle da frutto nane) e di realizzare un tunnel arboreo alla maniera degli antichi «andari coperti». Ma, sul fronte dei ritrovamenti, non è tutto: «Durante i lavori allo scalone, fra i tanti tesori, sono riemerse dalla terra due splendide cariatidi cinquecentesche», confida Adriano Giachi della Restart, ditta di restauro che si sta prendendo cura dei vari reperti in pietra e terracotta. E gli splendidi profili di donna segnati dai secoli ora in deposito, confermano le sue parole.