Via anche altri due dirigenti dopo il disastro, che l'Unesco definì paragonabile alle devastazioni di Palmira e dei Buddha di Bamiyan Ha rassegnato le dimissioni Jean Sebastien Jacques, il Ceo del colosso minerario anglo-australiano Rio Tinto, che ha autorizzato la distruzione di una grotta aborigena di 46 mila anni. Lo ha reso noto il presidente della società, Simon Thompson, precisando che hanno lasciato l'incarico anche il capo della divisione Iron Ore, Chris Salisbury, e il responsabile delle relazioni corporate Simone Niven. Erano stati gli aborigeni a denunciare la distruzione della grotta Juukan Gorge, nella remota regione Pilbara, nell'Australia occidentale, lo scorso 24 maggio. Ai tempi il presidente dell'Unesco per la protezione dei beni culturali, Peter Stone, disse che l'episodio è stato tra i "peggiori della storia recente, paragonabile alle statue dei Buddha di Bamiyan buttate giù dai talebani in Afghanistan, o all'annientamento della città siriana di Palmira voluto dall'Isis". La Rio Tinto, terza più grande società mineraria del mondo, si disse "dispiaciuta per l'angoscia che abbiamo causato".Ora però dopo quasi quattro mesi ecco la decisione di silurare l'amministratore delegato. In una nota l'azienda spiega che "importanti stakeholder hanno manifestato preoccupazione riguardo alla credibilità dei manager" dopo l'accaduto. A Jacques sono stati tolti 3,5 milioni di dollari in bonus, così come pure Salisbury e Niven hanno dovuto rinunciare a 700 mila dollari. Lo Stato dell'Australia occidentale ha promesso di aggiornare la legge che ha permesso a Rio Tinto di distruggere legalmente un sito storico.
Australia. Top manager si dimette dopo la distruzione di una grotta aborigena
Il presidente della Rio Tinto, Simon Thompson, ha annunciato le dimissioni di Jean Sebastien Jacques, il CEO, e di altri due dirigenti, Chris Salisbury e Simone Niven, dopo la distruzione di una grotta aborigena di 46.000 anni a Juukan Gorge in Australia. L'Unesco ha definito l'episodio "paragonabile alle devastazioni di Palmira e dei Buddha di Bamiyan". La società si è scusata per l'angoscia causata e ha spiegato che gli stakeholder hanno manifestato preoccupazione per la credibilità dei manager. Jacques, Salisbury e Niven hanno dovuto rinunciare a bonus. Lo Stato dell'Australia occidentale ha promesso di aggiornare la legge che ha permesso la distruzione del sito storico.
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