Dall'otto settembre all'otto dicembre dalla Natività di Maria all'Immacolata tre chiese della provincia fiorentina celebrano, con tre mostre le "loro" Madonne. Nella Basilica di S. Maria dell'Impruneta c'è l'antichissima icona che la leggenda dice dipinta da mani non umane e che i fiorentini consacrarono regina repubblicana della città. A Tavarnelle Val Di Pesa protagonista è la Mater Dulcissima di Ugolino di Nerio, a Greve in Chianti la tragedia della Mater Dolorosa si affida alla patetica teatralità della terracotta policroma uscita dalla bottega di Baccio da Montelupo. Le tre Madonne si collocano in contesti che sono religiosi e museali allo stesso tempo perché all'Impruneta, a Tavarnelle e a Greve come in molti altri luoghi della provincia fiorentina (da Empoli a Fiesole, da Certaldo a Castelfiorentino, da Montespertoli a Vicchio, da San Casciano a Reggello, da Lastra a Signa a San Domino) si sono moltiplicati negli ultimi tempi i piccoli musei diocesani che raccolgono in condizioni di sicurezza e di pubblico godimento le opere d'arte più preziose e più a rischio di ogni circoscrizione vicariale. La Cassa di Risparmio di Firenze investe da decenni consistenti risorse in quello che io considero il "restauro" del territorio. La rete dei musei di arte sacra che circonda Firenze è il capolavoro della politica culturale finanziata dall'istituto bancario. Ciò che è stato realizzato negli ultimi venti anni è un vero e proprio "anello d'oro" (questo è il nome che è stato dato all'intero sistema) perché all'ombra di venerabili campanili nel cuore delle campagne più belle d'Italia e a pochi chilometri dagli Uffizi un altro Uffizi e un altro Bargello ci aspettano con Giotto e Masaccio, Filippo Lippi e Lorenzo Monaco, Mino da Fiesole e Ghiberti, Luca della Robbia e Donatello. Il "museo diffuso", splendida anomalia italiana, la sola che ci fa davvero unici e invidiati nel mondo, non potrebbe avere una dimostrazione più affascinante. Le tre mostre dislocate all'Impruneta, a Greve e a Tavarnelle raccolgono intorno all'icona protagonista opere d'arte provenienti dai musei fiorentini. Servono a illustrare il tema di volta in volta dominante. Così la Mater Dulcissima di Tavarnelle ha il suo corrispettivo quattrocen-tesco nella Madonna detta dei Cordai di Donatello. A commentare la Pietà di Greve c'è il Compianto di Andrea della Robbia, recente acquisto ministeriale per il Bargello. Nel museo di arte sacra dell'Impruneta sono stati temporaneamente trasferiti i ritratti dei granduchi e delle granduchesse di casa Medici che il Santuario hanno beneficato con mirabili donativi, ancora esistenti, di argenti e di stoffe. Ma il viaggio nella campagna fiorentina deve cominciare da Firenze e dagli Uffizi. Solo così è possibile dimostrare il concetto cardine che giustifica l'iniziativa: il museo in Toscana è dappertutto, i capolavori stanno agli Uffizi come nelle chiese di città come nei borghi e nelle pievi della campagna. E quindi agli Uffizi, in quella parte del museo che un tempo era la chiesa cittadina di San Pier Scheraggio e che il Vasari in parte distrus-se e in parte inglobò nel suo edificio, è esposta una celebre Madonna del Chianti, l'ancona detta di Casale opera di un pittore di metà del Duecento che gli storici conoscono come «Maestro di Greve». Questa Regina del Cielo che si presenta a noi con tutta la ieratica maestà delle "basilisse" bizantine è un invito a proseguire il viaggio, a cercare le altre sorelle che stanno in campagna. Del resto in San Pier Scheraggio c'è tutto quanto è necessario (guide, visualizzazioni didattiche,- reperti d'archivio, opere d'arte d'integrazione e di commento) per intendere la varietà e la ricchezza del patrimonio artistico territoriale. San Pier Scheraggio per la storia di Firenze è particolarmente importante: quando ancora Palazzo Vecchio non c'era, i notabili della città si riunivano, qui. Qui, otto secoli fa, Firenze fece le sue scelte strategiche, le scelte che ne hanno condizionato la fortuna fino ai nostri giorni. Gli uomini adunati in San Pier Scheraggio decisero per il partito guelfo contro quello ghibellino optando cosi per la libertà di governo, d'impresa, di mercato. Decisero inoltre che occorreva puntare sulla industria di qualità e sulla banca e che alla base d'ogni successo ci doveva essere una moneta forte. Nacque così il fiorino, il dollaro del Medioevo, tre grammi e mezzo d'oro a ventiquattro carati che si cominciò a battere nel 1252 e che subito conquistò le piazze d'Europa e del Mediterraneo. Dalla industria, dalla banca e dalla economia monetaria è nato tutto il resto: la pittura e la scultura, Giotto e Arnolfo, Brunelleschi e Donatelle Ma è nata anche la civilizzazione del territorio, con le ville belle come i palazzi di città, con i paesaggi che sembrano tratti da una predella di Paolo Uccello, con la coltivata urbanità dei borghi rurali. È significativo quindi che in questa reliquia di chiesa, oggi sala degli Uffizi, la Madonna di Casale apra la strada che da qui ci porta alle raccolte di arte sacra di Irnpruneta, di Greve, di Tavarnelle e poi ancora si sfrangia e si moltiplica la bellezza inseguendo la bellezza come in un gioco degli specchi nei tanti e tanti percorsi d'arte che attraversano le valli e le colline della provincia. «Le Madonne del Chianti, percorsi d'arte, storia e devozione», sedi varie, fino all'8 dicembre. Catalogo Edizioni Meridiana, Firenze. Per luoghi, orari e informazioni: www.Diccoliarandimusei.it.
MOSTRE - RESTAURI: Piccolo Tour tra i restauri nel Chianti
Tre chiese della provincia fiorentina, a Impruneta, a Greve e a Tavarnelle, ospitano tre mostre dedicate alle "Madonne del Chianti". Le mostre, che si svolgono dal 8 settembre all'8 dicembre, presentano opere d'arte provenienti dai musei fiorentini e servono a illustrare il tema di volta in volta dominante. Le tre Madonne si collocano in contesti religiosi e museali, e sono parte di una rete di musei di arte sacra che circonda Firenze. Il viaggio nella campagna fiorentina deve cominciare da Firenze e dagli Uffizi, dove è esposta una celebre Madonna del Chianti.
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