Ci siamo (forse). A ridosso del Ferragosto e a poco meno di un mese dalle elezioni regionali il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini ha annunciato che la loggia di Isozaki agli Uffizi si farà. Ci sono i soldi: il ministero dei Beni culturali stanzierà 12 milioni, ha annunciato Franceschini. Il sindaco Nardella esulta: «Una decisione storica per Firenze e per la cultura italiana». Per Firenze certamente storica: le gru di piazza Castellani e di piazza degli Uffizi, da decenni parte integrante dello skyline del centro storico della città la cupola del Brunelleschi, il campanile di Giotto, la Torre di Arnolfo, il Bargello finalmente potranno mettersi in azione. Che sia invece una decisione storica anche per la cultura italiana saremmo più cauti. Non solo per le avversioni manifestate all'opera. A cominciare da quella colorita di Vittorio Sgarbi che la definì un progetto «materasso» e «omosessuale» perché si occupa di un retro. Ma per il fatto che la Loggia Isozaki, progettata dall'archistar giapponese Arata Isozaki e dall'architetto Andrea Maffei, ha vinto il concorso di design nel 1998. Ventidue anni fa. Ha ancora un senso attuale? Il punto è che nel Paese in cui le grandi opere si annunciano e non si fanno succede che le rare volte in cui i cantieri si aprono e le gru cominciano a ruotare è passato così tanto tempo dall'idea originale da renderla spesso non più attuale. Ma tant'è. Poniamo che la loggia sia ancora la migliore soluzione possibile nel quadro della realizzazione dei Grandi Uffizi. Un'opera da segnare i tempi migliori di Firenze. Resta però il retrogusto amaro di un dubbio: possiamo davvero contarci su questi 12 milioni? E quando si apriranno i cantieri? In discussione ovviamente non è l'annuncio del ministro e neppure il commento gioiosamente enfatico del sindaco. Il dubbio e il sospetto (siamo in campagna elettorale) nascono dalla storia delle nostre opere incompiute che di annunci e promesse si trascinano di anno in anno come fiabe che un tempo si raccontavano nelle veglie contadine. C'era una volta, pare mezzo secolo fa, quando Firenze, pensate un po', era immersa nei festeggiamenti per il secondo (e ultimo, a oggi) scudetto viola, in cui si iniziò a sognare i Grandi Uffizi. Un po' tutti i ministri che a partire dalla metà degli anni 70 si sono succeduti alla guida del ministero dei Beni culturali da Paolucci a Veltroni, Buttiglione a Urbani hanno pronosticato tempi certi in cui la Loggia sarebbe stata realizzata. Niente di quanto promesso si è realizzato. Per questo sarebbe auspicabile un senso della misura: dopo 20 a nni c'è poco da brindare.