Si svolge oggi a Firenze, presso la Biblioteca degli Uffizi, il convegno di studi organizzato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali su "Cento anni di tutela" del patrimonio artistico, culturale e paesaggistico italiano. La giornata si divide in due sedute: la prima dedicata al "nodo dell'inizio" del Novecento, la seconda incentrata sugli anni dalla nascita del Ministero ad oggi. A chiudere i lavori sarà il Ministro Rocco Buttiglione. con suo intervento sullo scenario prossimo venturo. Anticipiamo qui parte del contributo che Alessandro Masi, Segretario Generale della Società Dante Alighieri, offrirà al convegno. È una rilettura della validità della legge di tutela del 1939, voluta dall'allora Ministro dell'Educazione Nazionale Giuseppe Bottai. Espressione viva nel primo fascismo, Giuseppe Bottai (1895-1959) rimane tutt'oggi una delle figure più complesse ed affascinanti della politica e della cultura italiana degli anni Trenta. Collaboratore della rivista "Roma Futurista" nel 1920 con Balla, Gino Galli Enrico Rocca, tre anni dopo fonda la rivista "Critica Fascista", da considerarsi tra gli organi di dibattito e di informazione più importanti del regime durante tutto il Ventennio. Sottosegretario prima e poi Ministro delle Corporazioni nel 1929, Governatore di Roma nel 1935 e dal 1936 al 1943 Ministro dell'Educazione Nazionale da cui dipende l'amministrazione delle Belle Arti, Bottai sentì fin dall'inizio del suo mandato la necessità di coniugare l'idea dell'arte al "patrimonio della nazione", allo Stato; arte intesa "come prodotto politico, storico", insieme di valori "universali" a cui dare finalmente un carattere giuridico e una regolamentazione legislativa che ne riformasse fino in fondo il "rapporto con le varie attività nazionali" oramai ben più complesse ed evolute di quelle che il vecchio ordinamento del 1909 lasciava alle spalle. Nell'ambito di quella intensa stagione di riforme legislative che si registra a partire dalla seconda metà degli anni Trenta nei confronti dell'insieme di materie che vanno a costituire l'ampio concetto di "cultura", si deve sottolineare la centralità di due provvedimenti, usciti a pochi giorni di distanza l'un l'altro: la legge 1 giugno 1939, n. 1089 e la legge 29 giugno 1939 n.1497. La correlazione temporale con cui i due testi vennero alla luce non è affatto una mera coincidenza, ma si spiega, bensì, con l'energico e coerente spirito di iniziativa di Giuseppe Bottai e con il clima culturale che, in qualità di ministro dell'Educazione nazionale, egli aveva saputo far maturare individuando una precisa linea d'azione politica. Il valore decisamente avanzato delle due leggi, l'una volta alla tutela "delle cose d'interesse artistico e storico", l'altra alla protezione delle "bellezze naturali", riflette, dunque, la lucidità di intuizioni e di intenzioni di Bottai e non per nulla si è mantenuto efficace ed indiscusso per lunghissimo tempo, fino ai giorni nostri, ovvero al Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n.490 che, peraltro, pare aver assunto il peso di una ricompilazione più che di una vera e propria riforma in materia. A commento (specifico, n.d.r.) della legge 1089 va detto che essa fu presentata come esempio di legge "tipicamente corporativa (...) che attua, cioè, il più elevato grado di conciliazione fra le diverse esigenze particolari nell'interesse superiore della Nazione". Come già ricordato, la preoccupazione principale di Bottai consistette nel trovare una linea di mediazione tra interessi statali e privati, che potesse oltretutto consentire e favorire il libero mercato antiquario. Per realizzare ciò era necessario pianificare un disegno unitario e complessivo in cui soddisfare entrambi i soggetti. Rispetto alla precedente disciplina, frutto di un eccessivo conservatorismo, si attenuarono, a tal fine, alcuni passaggi ritenuti "eccessivi" e contrari al concetto di libero godimento di un bene di proprietà privata, concetto che Santi Romano (il giurista che aveva presieduto la Commissione che elaborò il progetto di legge, n.d.r.), educato alla tradizione liberale, doveva ritenere fondamentale. Da qui la decisione di stemperare il divieto di esportazione e di diminuirne le tasse, di aumentare il margine richiesto per la notifica delle cose private e per l'acquisto da parte dello Stato delle cose presentate all'esportazione, e finanche la limitazione all'inalienabilità delle cose di proprietà dello Stato e di altri enti pubblici. D'altra parte, fu proprio là nuova legge a prevedere una maggior centralizzazione ed un rafforzamento delle funzioni del Ministero dell'educazione in materia di conservazione, tutela e integrità del patrimonio artistico e storico. (...) L'ampliamento del raggio di tutela, il potere di vigilanza ed ispettivo, la sostituzione del potere pubblico al privato attraverso il "restauro d'autorità" delle cose notificate, l'obbligo ai proprietari privati delle cose notificate d'eccezionale interesse ad aprire le porte al pubblico, l'estensione della facoltà di esproprio ed il riconoscimento del diritto di prelazione sono ulteriori inequivocabili aspetti di tale preciso indirizzo. Dal punto di vista strettamente disciplinare, infine, si deve sottolineare un decisivo scardinamento dei due criteri che informavano il precedente ordinamento; si abbandonarono, cioè, le tradizionali ed irremovibili distinzioni tra beni mobili e immobili, nonché tra beni pubblici o privati (alcune diversità di trattamento rimangono solo che nel caso del principio di alienazioni), al fine di determinare una più ampia e penetrante azione conservativa dello Stato.
Bottai custode dell'arte italiana
Oggi a Firenze si svolge un convegno di studi organizzato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali su "Cento anni di tutela" del patrimonio artistico, culturale e paesaggistico italiano. Il convegno si divide in due sedute: una sul "nodo dell'inizio" del Novecento e l'altra sugli anni dalla nascita del Ministero ad oggi. Il Ministro Rocco Buttiglione terrà un intervento sullo scenario prossimo venturo. Il convegno esaminerà la legge di tutela del 1939, voluta dall'allora Ministro dell'Educazione Nazionale Giuseppe Bottai, che riflette la lucidità di intuizioni e di intenzioni di Bottai.
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