Sembra un controsenso. Ma è davvero così. È infatti grazie al cosiddetto «Decreto Semplificazioni» che la giunta cittadina è riuscita a posticipare di quasi due anni l'eventuale inizio dei lavori per la realizzazione di una sessantina di villette bifamiliari all'interno del parco del Basso Isonzo, nella zona a due passi dall'aeroporto Allegri, tra il quartiere della Sacra Famiglia e l'argine del Bacchiglione. Pare un controsenso, dicevamo. Se non altro perché il decreto in questione, entrato in vigore il 17 luglio scorso, sarebbe appunto volto a semplificare le procedure burocratiche relative proprio agli interventi edilizi. Eppure, tra i 65 articoli che compongono il provvedimento emanato dal governo, gli uffici del Comune (opportunamente stimolati dal sindaco Sergio Giordani, dal neo assessore all'Urbanistica, Andrea Ragona, e dal neo delegato all'Edilizia Privata, Antonio Bressa) hanno come detto individuato un particolare aspetto normativo per rinviare fino ad aprile del 2022 la possibile apertura del cantiere. Una «scoperta», quella appena riassunta, che farà senz'altro felici i vari comitati cittadini che, col supporto di Legambiente e soprattutto di Coalizione Civica (la seconda forza politica della maggioranza al governo di Palazzo Moroni), da tempo si battono contro la «cementificazione» del parco. Ma la proroga decisa dal Comune, paradossalmente, non dovrebbe scontentare nemmeno l'istituto di riposo per anziani (Ira) di piazza Mazzini, proprietario dell'area di circa 36 mila metri quadri in cui, entro il 12 settembre (pena la scadenza del permesso di costruire), avrebbero dovuto prendere il via i lavori. Negli ultimi quattro anni, infatti, l'ente presieduto da Fabio Incastrini ha tentato invano per tre volte di vendere all'asta il terreno, frutto di un lascito testamentario risalente al 1930. Ma adesso, non avendo appunto trovato alcun acquirente (nonostante la valutazione dell'area sia rapidamente scesa da 8,7 a 3,4 milioni di euro), non dovrebbe disdegnare l'opportunità di procedere con una trattativa privata nell'arco dei prossimi due anni. Anni durante i quali, par di capire, la giunta di Palazzo Moroni dovrebbe adoperarsi per provare a trasferire in un'altra zona del capoluogo i circa 30 mila metri cubi previsti all'interno del Basso Isonzo. «Sono sempre attento alle richieste dei cittadini. Ma sono sempre altrettanto attento - commenta il sindaco - a non vendere promesse facili che traggono in inganno le persone. E proprio per questo, con gli assessori Ragona e Bressa, abbiamo studiato le carte, ci siamo confrontati con Ira e siamo arrivati a questa soluzione di buonsenso: da un lato tutela gli interessi del proprietario del terreno, dall'altra ci darà il tempo per valutare ipotesi diverse. Come la maggior parte dei padovani, anch'io amo l'ambiente e, in questo senso, preferisco far parlare i fatti, garantendo tutto il mio impegno per evitare l'intervento edilizio nel parco».