POSSAGNO (Treviso) Ha un nome il turista austriaco che venerdì scorso ha rotto tre dita del piede della statua ottocentesca «Paolina Borghese come Venere Vincitrice» all'interno del museo gipsoteca Antonio Canova di Possagno, in provincia di Treviso. Si chiama David Huber, ha 50 anni e ora si dice affranto per ciò che ha fatto. E cioè adagiarsi sulla statua e farsi scattare una foto dalla moglie. Doveva essere un'immagine per fermare un ricordo indelebile della breve vacanza in Italia, ma ora vorrebbe cancellare. Come le immagini del sistema di videosorveglianza del museo, che hanno consentito ai carabinieri di Pieve del Grappa di identificarlo. Immagini che immortalano quello che la moglie dell'uomo, Elisabeth, raggiunta al telefono definisce in lacrime: «Un momento di leggerezza e stupidità che ci sta distruggendo. Nel nostro paese siamo additati come criminali». Il video è impietoso, riprede il turista in calzoncini e maglietta mentre si adagia su «Paolina» e sorride all'obiettivo della moglie che gli scatta una foto. Poi si alza e subito si accorge che qualcosa non va. Si vede che la sua mano va dritta verso il piede e che prova a sistemarlo. Poi la ritira veloce e si allontana. Qualche passo indeciso, si ferma e torna indietro. Si mette ai piedi della statua, quasi a volerla nascondere. Resta lì qualche secondo, poi se ne va guardandosi in giro. «Non era consapevole di aver fatto il danno spiega la moglie - pensava fosse già rotta. Ce ne siamo resi conto solo quando siamo tornati in Austria e abbiamo visto la notizia sui giornali». Quando è stato raggiunto dai carabinieri ha subito ammesso le proprie responsabilità. In applicazione delle norme antiCovid-19, infatti, la visita della comitiva era stata regolarmente prenotata tramite internet proprio dalla moglie. «Mio marito è stato preso dal panico» ha detto loro. Pochi minuti dopo l'uomo ha scritto ai carabinieri un accorato messaggio con il quale si assumeva la responsabilità dei fatti: «Ero arrivato con gli amici per festeggiare il mio cinquantesimo compleanno, con un'escursione di quattro giorni sulla Via del Prosecco e a Venezia. Il mio è stato un comportamento irresponsabile, le conseguenze non mi erano note, pertanto ho continuato la visita al museo e il soggiorno in Italia. Non sono fuggito». Il 50enne, denunciato per danneggiamento, si è reso disponibile a pagare il restauro: «Siamo una famiglia semplice ma siamo pronti a risarcire - continua Elisabeth -. Siamo stati così bene a Possagno. Dopo il museo siamo stati anche al tempio dove abbiamo cantato un inno a Dio. Quando siamo tornati in Austria e abbiamo visto i giornali ci è caduto il mondo addosso». La notizia è rimbalzata anche sui media austriaci e per la famiglia Huber è iniziato il calvario: «Viviamo in un piccolo paese e tutti ora ci accusano. Per la nostra famiglia è una tragedia». Una presa di coscienza che ha rasserenato gli animi a Possagno: «È stato un atto irresponsabile perché nell'approcciarsi a un museo come il nostro bisogna avere rispetto. Il rispetto è la chiave fondamentale della cultura» commenta Valerio Favero sindaco di Possagno e vicepresidente di Fondazione Canova. Moira Mascotto, la direttrice: «Speriamo di avviare presto i lavori, per poter ammirare nuovamente Paolina nella sua interezza». Sarà un restauro veloce, conferma Vittorio Sgarbi: «I costi saranno limitati - spiega il critico d'arte, che è presidente della Fondazione Canova - e se lui vuole dare un contributo lo faccia, capisco il malessere che prova: uno che non sa distinguere una statua da un divano è uno sprovveduto ma non dobbiamo infierire. Per questo dico che hanno sbagliato i carabinieri a diffondere il video: è un'inutile spettacolarizzazione di quanto accaduto».
Possagno. Canova, preso il turista: Risarcirò
Un turista austriaco, David Huber, ha rotto tre dita del piede della statua ottocentesca Paolina Borghese come Venere Vincitrice al museo gipsoteca Antonio Canova di Possagno, in provincia di Treviso. La statua è stata danneggiata mentre Huber si era adagiato su di essa per fare una foto con la moglie. La moglie, Elisabeth, ha definito l'atto "un momento di leggerezza e stupidità". I carabinieri hanno identificato Huber grazie alle immagini del sistema di videosorveglianza del museo. Huber ha ammesso le proprie responsabilità e ha scritto un messaggio di scusa ai carabinieri. La famiglia Huber si è resa disponibile a pagare il restauro della statua.
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