«Non credo che il problema dell'architettura italiana siano le Sovrintendenze e i loro poteri di veto a tutela del territorio e dei beni culturali. Mi pare piuttosto che ci sia un vuoto da colmare, un vuoto di promozione dell'architettura italiana che può essere colmato soltanto con l'approvazione della legge ferma in Parlamento». Maria Chiara Acciarini, senatrice diessina prima firmataria del Ddl sull'architettura all'esame della settima commissione del Senato insieme all'analogo Ddl del Governo, rilancia la disponibilità a un provvedimento largamente condiviso tra maggioranza e opposizione. Ma realisticamente aggiunge di non aspettarsi l'approvazione in questa legislatura, anche per l'ostruzionismo a 360 gradi che l'opposizione sta facendo per la legge elettorale. «Non si può tessere ottimisti - dice Acciarini con un quadro politico che non favorisce certamente i provvedimenti bipartisan e con i pochi giorni di lavoro rimasti al Parlamento, ma se la maggioranza volesse rilanciare in commissione il disegno di legge sull'architettura, magari rinunciando a qualche provvedimento sulla scuola o sull'Università che crea scontro, ci troverebbe certamente disponibili». Dalla maggioranza, però, nessun segnale. Dopo le prime dichiarazioni in cui sembrava voler rilanciare la legge, il ministro Buttiglione non ha dato continuità alla sua azione. O, almeno, nessun segnale che l'architettura sia fra le sue priorità è arrivato in commissione Istruzione e cultura del Senato, «ingolfata - dice Acciarini - dai provvedimenti del ministro Moratti». Così il disegno di legge presentato dall'ex ministro Urbani, che ha vivacchiato per un anno in commissione senza slanci particolari, sembra ormai definitivamente affossato. «È chiaro comunque - dice Acciarini - che il centro-sinistra rilancerà questo provvedimento nella prossima legislatura». A rilanciare indirettamente la legge nei giorni scprsi erano state le polemiche seguite all'appello di Paolo Portoghesi e Vittorio Gregotti sull'architettura italiana e sulla necessità di avviare una nuova stagione di concorsi aperti anche ai giovani. In realtà, già quell'appello, polemizzando con le Sovrintendenze, proponeva un rafforzamento in seno al Ministero dei beni culturali dell'attività di promozione della Divisione per l'architettura e l'arte contemporanee (Darc). Ma il passaggio dai poteri di veto del Sovrintendente a una decisione più collegiale era di sicuro anche un modo per tagliare i poteri delle Sovrintendenze. A ben guardare dentro l'attività delle Sovrintendenze, i problemi sono di due ordini. Da una parte ci sono i poteri di veto dei Sovrintendenti che nessuna riforma del processo autorizzatone dei lavori pubblici è riuscita a eliminare o scalfire. Neanche la legge obiettivo né il recente decreto 1352005 che ha riproposto i commissari per le opere pubbliche. Il Parlamento ha infatti cancellato l'emendamento Cicolani che prevedeva la possibilità per i commissari di agire in deroga alle norme sulla Via e sui poteri dei Sovrintendenti. Alcuni hanno letto come un segno di novità l'attacco alle Sovrintendenze da parte di Portoghesi, sempre attento alla tutela della tradizione italiana. Su questo fronte, però, il dibattito non ha mai portato a nulla. Se non ci è riuscita la legge obiettivo a scalfire i poteri delle Sovrintendenze, difficile ci riesca l'appello dei vecchi architetti. Più interessante sarebbe invece - oltre all'approvazione della legge sull'architettura e al rafforzamento della Darc - aprire una finestra sugli affidamenti di progettazioni delle Sovrintendenze, coperti da norme che consentono un largo uso degli incarichi fiduciarii e delle trattative private. E che spesso mascherano un vero culto per l'in-house, la progettazione fatta in casa dagli stessi uffici delle Sovrintendenze. Un ragionamento serio sull'architettura italiana non può rinunciare ad affrontare anche questo nodo di trasparenza. Potere di veto e mercato chiuso Come opera il Sovrintendente Il no di un sovrintendente su un progetto in sede di conferenza dei servizi non può essere scavalcato dall'amministrazione che vuole fare l'opera. In caso di veto, la decisione finale è rimessa al Consiglio dei ministri (o alia Conferenza Stato Regioni se il dissenso è tra amministrazione siatele e regionale) Il ministero dei Beni culturali può bloccare la valutatone d'impatto ambientale di un progetto (compreso le grandi opere), facendo mancare il proprio «concerto» al decreto dell'Ambiente. Anche in questo caso la decisione è rinviata al Consiglio dei ministri L'affidamento informale di appalti è più facile quando si opera sui beni culturali: le soglie per trattativa privata e lavori in economia sono rispettivamente pari a 500.000 e 300.000 euro, più alte rispetto a quelle di 100.000 e 200.000 euro individuate dalla Merlonì Secondo gli ultimi dati elaborati dalla Corte dei conti, il 62,6 degli interventi disposti tra il 1" gennaio 2001 e il 30 giugno 2003 sono stati affidati ricorrendo al cottimo fiduciario. Di questa quotai, i due terzi sono stati assegnati «senza alcun tipo dì gara, neanche informale»
Il Ddl architettura verso il tramonto
Il problema dell'architettura italiana è un problema di trasparenza. Il potere di veto dei Sovrintendenti è un ostacolo per la promozione dell'architettura italiana. La legge ferma in Parlamento è necessaria per colmare questo vuoto. Il disegno di legge sull'architettura, presentato dall'ex ministro Urbani, sembra ormai definitivamente affossato. Il centro-sinistra rilancerà questo provvedimento nella prossima legislatura. La polemica sull'architettura italiana ha sollevato anche il problema dei poteri delle Sovrintendenze. Il passaggio dai poteri di veto del Sovrintendente a una decisione più collegiale sarebbe un modo per tagliare i poteri delle Sovrintendenze.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo