Per fortuna che a Pompei esistono i carabinieri. È merito, infatti, del comandante di questa stazione, il maresciallo Vittorio Manzo e dei suoi scaltri uomini, se i tesori rubati nella nottefra venerdì e sabato scorsi nella casa dei «Casti amanti», situata negli Scavi, sono stati recuperati a tempo di record. I reperti hanno subito dei danni durante il trasporto dalla villa romana fin dentro lo«scheletro» di una palazzina abusiva, sequestrata manco adirlo dai militari, dove i predatori d'arte avevano appoggiato il loro bottino. Le opere sono già state restituite, ieri mattina, alla criticatissima Soprintendenza pompeiana. Qualcuno, mentre il trasferimento era in atto dalla caserma agli Scavi, si è augurato ironicamente «una permanenza più lunga possibile ne museo più visitato al mondo,non solo dai turisti ma anche dai ladri». Caso chiuso allora? Macché. Le polemiche sul museo supermarket e sulla mancanza di controlli all'interno degli Scavi, sono diventate ancora più feroci mentre sono molti i punti oscuri da chiarire sulle modalità con cui i predatori d'arte hanno agito. Ladri che per ora non sono stati ancora identificati. Intanto, il ministro per i Beni culturali, Giuliano Urbani, ordinato una indagine interna che ha lo scopo di «appurare eventuali responsabilità per il mancato funzionamento dei sistemi di controllo». Il ministro ha poi ringraziato i carabinieri di Pompei e della Tutela patrimonio artistico per il ritrovamento delle opere rubate ma ha anche evidenziato il «grave danno che il nostro Paese a livello internazionale ha subito a causa di questo gravissimo furto». Ma è all'interno degli Scavi,soprattutto, che da due giorni si sta incrociando il fuoco delle accuse: da una parte i vertici della Soprintendenza, con il soprintendente Giovanni Guzzo e il city manager, Giovanni Lombardi, dall'altra i sindacati. Ieri Guzzo ha ribadito che «ci sono strane coincidenze tra il riammodernamento dei servizi di custodia e i furti negli Scavi». Replica del sindacalista della Cgil, Michele Germano: «Duecento custodi sono pochi per vigilare in un sito così grande:ce ne vorrebbero almeno 500. Non basta la vigilanza passiva(telecamere) ma è necessario che vi sia anche un rafforzamento di quella attiva». E, sui costi della Pompei by night, il sindacalista ha rincarato le accuse. «Suggestioni al foro costa svariati miliardi delle vecchi E lire, sono d'accordo con la valorizzazione degli Scavi ma anche la sicurezza non deve essere trascurata come invece sta avvenendo da molli anni». Accuse ai vertici della Soprintendenza provengono anche dall'ex presidente dell'ArcheoClub, Felice Bergamasco: «II soprintendente ha fallito su tutti i fronti: ha cercato di coinvolgere i privati ma non c'è riuscito. Poi ha provato con i servizi aggiuntivi ma anche questa strada si è rivelata sbagliata. Guzzo deve dimettersi». Mentre il balletto delle responsabilità si faceva sempre più frenetico, i carabinieri di Pompei ponevano sotto monitoraggio tutta la zona con perquisizioni nelle abitazioni degli «esperti» del settore, tombaroli professionisti, ricettatori. Insomma la malavita vesuviana per oltre 48 ore è stata tenuta sotto pressione. L'esperienza ha indotto i carabinieri a ritenere che il bottino fosse ancora a Pompei, forse non troppo lontano dagli Scavi. Alle ricerche hanno collaborato militari in congedo ma dotati di grande esperienza e fiuto che hanno messo a disposizione dei più giovani colleghi. Gli autori del colpo, tre oquattro al massimo, quando ssono resi conto che non avevano spazi per muoversi, hanno «abbandonato» le opere appoggiate nel cantiere sequestrato, dove, invece, sono andati i carabinieri ritenendolo un possibile rifugio. Ed hanno avuto ragione: nella notte fra lunedì e martedì le opere sono statereuperate e restituite alla casa dei «Casti amanti». Non è escluso che i ladri abbiano agito la sera di venerdì (o al massimo la notte) mentreera in corso l'inaugurazionebis di Pompei by night, alla presenza di autorità politiche e invitati vip. Che beffa se le cosesono andate davvero in questomodo. Molti gli interrogativi sui quali gli investigatori stanno lavorando. Le opere rubate e ritrovate pesavano una trentina dichilogrammi «jiaspvuwi e, misuravano sessanta, centinuetri persessanta, quindi non facili datrasportare. Probabilmente nelmuseo è entrata un'auto a bordo della quale sono stati caricati i reperti. Ma, se cosi fosse, com'è possibile che nessuno si sia accorto di tutto ciò? La casa dei «Casti amanti» è situata a poca distanza dalla «Casina dell'aquila», dove c'è un via vai di custodi e altro personale del museo:possibile che nessuno si sia accorto di presenze esterne nell'antica città romana? «Ecco come entrare senza passare dalla biglietteria» Ma com'è facile entrare indisturbati negli Scavi pompeiani. Naturalmente senza passare dalla biglietteria, senza chiedere il permesso ad alcun guardiano. Ma in che modo? E sufficiente varcare l'ingresso dove hanno sede gli uffici della Soprintendenza per fare i propri comodi, Chiunque ha questa possibilità. Proprio mentre infuriava la polemica sulla inadeguatezza dei servizi di vigilanza,come se nulla fosse accaduto, «violare»il museo più violato del mondo,continuava ad essere un gioco da ragazzi. La zona «visitata» in clandestinità è situata proprio a ridosso delle mura pompeiane, nei pressi di Porta Marina. Un gruppo di esperti stava eseguendo dei lavori di ricerca. Ognuno per conto proprio: visitatori imprevisti,ricercatori, addetti alla vigilanza e coloro che dovrebbero garantire i controlli. All'ingresso dovrebbero esserci due custodi ma ieri, in alcune ore della giornata, non se n'è visto neppure urto. Oppure, se c'era, chissà dov'era finito. Anche i ricercatori, secondo quanto sì è appreso, avrebbero dovuto operare alla presenza di un assistente della Soprintendenza, ma questa figura non si è vista. La zona nella quale stavano lavorando i ricercatori è stata girata in lungo e in largo da questi visitatori «abusivi», nulla avrebbe impedito a queste persone di portare via eventuali reperti ritrovati tra le rovine della città romana. Tanto, chi se ne sarebbe accorto? [CSpa]