Parigi Ha confessato, Emmanuel A. Rifugiato ruandese, 39 anni, in Francia dal 2012, da anni collaboratore del parroco e conosciuto in chiesa, dove aiutava a servire la messa. È stato lui ad appiccare il fuoco alla cattedrale di Nantes sabato 18 luglio, furibondo per il mancato rinnovo del visto. L'uomo era stato fermato una prima volta la sera stessa dell'incendio. Quando ancora era viva in tutto il mondo l'emozione per un rogo che ha danneggiato gravemente la cattedrale gotica, un anno dopo il disastro di Notre-Dame, gli investigatori si sono interessati all'ultima persona che era entrata in chiesa. Era lui ad averla chiusa la sera prima e ad avere le chiavi. Gli esperti avevano notato tre inneschi distinti, e nessun segno di effrazione. Ma il rettore della cattedrale, Hubert Champenois, si è subito schierato in difesa di Emmanuel: «Lo conosciamo benissimo, da anni ci aiuta ogni giorno in chiesa assieme ad altri volontari, la cattedrale è quanto di più caro abbia al mondo. Abbiamo totale fiducia in lui». La sera seguente, domenica 19 luglio, Emmanuel A. è stato liberato e il procuratore Pierre Sennes si era sbilanciato: «Non c'è alcun elemento che possa farlo ritenere coinvolto nell'incendio». In linea teorica, restava la possibilità di un cortocircuito che avesse coinvolto le installazioni elettriche della cattedrale, anche lontane tra loro. Ma pochi giorni fa alcuni nuovi elementi hanno fatto accantonare definitivamente questa possibilità. Tra giovedì e venerdì, i risultati delle perizie hanno indicato tracce di benzina. È stato usato il carburante per appiccare il fuoco. Inoltre, sono arrivati nuovi filmati delle videocamere di sorveglianza. In uno di essi, si vede Emmanuel A., sabato mattina, uscire dalla cattedrale quando ormai l'incendio è scoppiato, 10 minuti dopo la prima chiamata ai vigili del fuoco. Nella notte, a qualche ora dall'incendio, l'uomo aveva poi inviato un'email a molte personalità della diocesi, furibondo per il mancato rinnovo del visto e per non essere stato sostenuto a sufficienza. Ieri Emmanuel A. è stato arrestato di nuovo. Durante l'interrogatorio ha continuato a negare, ma quando è stato portato di fronte al giudice è crollato. Ha ammesso di avere appiccato le fiamme nei tre punti dai quali è partito l'incendio. «Il mio cliente ha deciso di cooperare dice il legale, Quentin Chabert . È devastato dal rimorso». Adesso rischia 10 anni di carcere e 150 mila euro di ammenda.