Il presidente Terragni: danni fisiologici, abitanti indennizzati «Reperti archeologici lungo il tracciato, intesa con le Belle arti» Fabio Terragni, presidente di M4 spa, cosa è successo in via Santa Sofia? «È crollato il pavimento di una cantina, probabilmente a causa di una cavità che si è generata in corrispondenza dello scavo di un cunicolo che mette in collegamento il manufatto di Santa Sofia con la galleria del metrò». Cos'è un manufatto? «Sono quelle costruzioni più piccole rispetto alle stazioni che ospitano impianti tecnici e uscite di sicurezza. Sono scavati in verticale fino alla profondità di 20 metri con piccole escavatrici». Colpa delle talpe? «No, le talpe sono passate in quella zona tra gennaio e febbraio. Adesso (ieri, ndr) stiamo riempiendo la cavità con del calcestruzzo per permettere il ritorno delle persone. Non ci sono segnali preoccupanti per la stabilità dell'immobile come ci hanno detto i vigili del fuoco». Eppure la gente ha faticato ad aprire la porta di casa. «Questi sono spostamenti attesi, legati agli scavi. Vengono considerati fisiologici quando sono compresi entro i 2 centimetri. Qui l'assestamento è stato di mezzo centimetro. Naturalmente anche un piccolo spostamento del genere può creare un problema all'apertura e alla chiusura delle porte. Ma non è un indice strutturale». Quante altre volte è successo durante gli scavi? «Nella tratta centrale abbiamo avuti diversi di questi problemi di piccoli assestamenti del terreno per cui in molti appartamenti si sono create delle crepe, soprattutto in corrispondenza dei tramezzi e delle giuntura tra i tramezzi e i muri portanti». Cosa fate in questi casi? «Abbiamo una procedura visibile sul sito di M4. Rileviamo il sinistro e lo trasmettiamo ai costruttori che a loro volta si rivolgono all'assicurazione che provvede al ripristino o al rimborso del danno. È successo un po' di volte perché quasi tutto il tracciato di M4 è vicino alle case». Non mi dica che scavare a Milano è più complicato che scavare a Roma. «Chiaramente le problematiche come quelle di natura archeologica sono sicuramente superiori a Roma, ma anche noi abbiamo avuto il nostro bel da fare perché il tracciato del metrò corrisponde in gran parte al limite della città romana. Abbiamo ritrovato un centinaio di sepolture in San Babila, San Vittore, Sant'Ambrogio. Poi è stata la volta di una struttura di epoca medioevale ma realizzata con blocchi di costruzione romana all'angolo tra via De Amicis e via Correnti. Circa due anni fa sul versante della Ca' d'oro abbiamo trovato un muro e d'accordo con la sovrintendenza lo abbiamo smantellato e verrà reinserito nel muro di discesa della fermata. Infine la scoperta più recente». Quale? «A marzo, nel periodo Covid, abbiamo fatto un ritrovamento decisamente più importante, una struttura ad angolo che probabilmente ospitava delle chiuse in corrispondenza dell'angolo di Cesare Correnti. Non può essere lasciata lì perché insiste sulla fermata. D'accordo con la sovrintendenza verrà smontata e ricollocata nell'area dell'ex Arena romana che oggi è il parco dell'anfiteatro». Scoperte archeologiche, problemi negli scavi, il lockdown. Riuscirete a rispettare i tempi? «A oggi abbiamo una previsione di ritardo compreso tra i due e i tre mesi, in parte dovuto al lockdown. Ora dobbiamo garantire la sicurezza di tutti i lavoratori e questo ci porta ad allungare i tempi. Inoltre, mentre i lavori di costruzione sono ripartiti senza particolari affanni, le parti che riguardano gli impianti e le verifiche di sicurezza dei treni sono di competenza del ministero e hanno subito dei ritardi. In più alcune aziende fornitrici sono all'estero e le frontiere sono state riaperte da poco. Abbiamo questi due o tre mesi di ritardo che per alcune criticità potrebbero essere anche superiori. Però stiamo verificando insieme ai costruttori e al Comune per mettere mano a un nuovo cronoprogramma con date di apertura precise. Compatibilmente con le incertezze di questo periodo».